Letteratura

PRESENTATO IL LIBRO DI GAETANO MARINO

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Nell’ambito delle domeniche culturali, è stato presentato al Centro culturale V.Paterno’-Tedeschi il libro “Catania negli occhi e nel cuore” dello scrittore catanese Gaetano Marino. Relatori: l’editore dott. Alfio Grasso e il presidente del sodalizio organizzatore dott. Santo Privitera. Già il sottotitolo “Fatti e fattacci, storie e storielle, leggende, spigolature, angoli e personaggi della nostra città e altro ancora..., ci fornisce un indizio preciso sul contenuto del volume edito per i tipi di Algra. Si tratta di una ordinata raccolta di scritti pubblicati da Marino in un periodico catanese dal 2008 al 2013. Qui, storia, mitologia e tradizioni locali si mescolano con la cronaca quotidiana di tutti i giorni. “Non è il solito saggio di cronologia storica”-sostiene l’editore Alfio Grasso- ma una raccolta dettagliata di curiosità, aneddoti, informazioni varie la cui lettura è accessibile a tutti”. Santo Privitera, nel suo intervento si è invece soffermato su alcuni capitoli in particolare. “ La storia dei Fratelli Pii“; Il pittore Michele Rapisarda”; “ La triste vicenda di Orazio Oteri, il custode dell’orologio della Porta Garibaldi morto di crepacuore”, sono tra questi. Ma anche i minuziosi appunti sugli usi e costumi catanesi che-dice l’oratore-“ scaturiscono da attente osservazioni psico-sociali condotte da Marino sul tessuto vivo del territorio catanese”. Nel corso della mattinata, Grazia Marino ha letto alcuni brani del volume.

Nella foto, Gaetano Marino e i due relatori L'editore dott. Alfio Grasso e il presidente dott. Santo Privitera

PRESENTAZIONE DEL LIBRO: "I GIOVANI E IL CALCIO" di Salvo Pappalardo

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“I giovani e il calcio” è il libro che il giornalista sportivo Salvo Pappalardo ha pubblicato per i tipi di Algra editore. E’ stato presentato dal dott. Santo Privitera, giornalista e scrittore,  al Centro culturale “V.Paterno’-Tedeschi” nell’ambito delle attività domenicali riservate alla cultura. È  il primo dei tre volumi previsti sull’argomento. Giunge al culmine di una vita, quella dell’autore, spesa tra la docenza letteraria nelle scuole medie e il giornalismo sportivo dedicato al calcio del settore Giovanile. “ Due grandi amori’, la letteratura e il giornalismo”-ha esordito nel suo intervento Privitera-“ cui l’autore si è  dedicato sempre con ammirevole passione.” Ricca di notizie e foto in Bianco/Nero,  l’opera è collocabile tra quelle che meglio si prestano a una facile consultazione. Lo stile di scrittura fluido e scorrevole, ne facilità la lettura. Sulle colonne dell’Espresso Sera e de La Sicilia, la firma di Salvo Pappalardo era quella che oltre la cronaca, parlava il linguaggio dei giovani. Non a caso il libro, nonostante  i suoi forti tratti autobiografici caratterizzati da vibranti venature nostalgiche, vuole essere anche un messaggio educativo che l’autore lancia verso coloro i quali si accingono ad intraprendere oggi  lo sport più amato e praticato nel nostro Paese.” “Il calcio unisce perché è vivere insieme” afferma il giornalista scrittore. Tra le attività professionali di Salvo Pappalardo, anche quella televisiva”- ha ricordato ancora il relatore  che alla fine degli anni ’70 dello scorso secolo,  con Pappalardo ha condiviso a Telesud un tratto significativo della propria attività giornalistica. Questo primo volume è uno spaccato di vita calcistica giovanile riferito al periodo 1960-66. La squadra del Catania aveva appena conseguito la promozione in serie A. In città, la “Febbre” calcistica prese un po’ tutti. Non c'erano ancora le scuole di calcio. Era il tempo in cui i ragazzi giocavano nelle piazze, con le porte segnate da due cumuli di pietre. Si giocava negli oratori o nei campetti di fortuna, incuranti delle pericolosissime rocce affioranti dal terreno e dai  ciuffi d’erba cresciuti a chiazze nel rettangolo di gioco. E poi tanti personaggi, aneddoti e società che intrecciandosi con le vecchie glorie rossazzurre hanno scritto intense pagine di  storia calcistica  catanese. Significativo, infine, il ricordo nostalgico dei colleghi scomparsi, con i quali l’autore ha condiviso esperienze lavorative e passione per uno sport che, malgrado sia profondamente cambiato nel tempo, conserva intatto i fascino di sempre.

 

Nella Foto, Il giornalista e scrittore Salvo Pappalardo

COMMEMORATO IL POETA LUCIANO GULLOTTO

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Sognava il recupero di una nuova coscienza civile nella società, per questo il poeta Luciano Gullotto (Castiglione di Sicilia 1936-Catania 2018) scelse il mestiere di maestro elementare. A quasi un anno dalla scomparsa, il Centro culturale V.Paterno’-Tedeschi gli ha dedicato una conferenza celebrativa al Castello Leucatia. Un incontro ricco di partecipazione emotiva da parte del folto pubblico presente, fortemente voluto dalla moglie Ninetta Sciuto e dai figli Piero, Antonio e Teresa. Relatori, il dott Alfio Patti e il dott. Santo Privitera che con Gullotto hanno condiviso la passione per la cultura siciliana. Luciano Gullotto, dopo il conseguimento del diploma superiore di maestro, negli anni ‘60 si era trasferito in Lombardia dove ha svolto i suoi primi anni di insegnamento. Tornato in Sicilia, ha alternato l’attività didattica con quella di poeta in Lingua Siciliana. La collaborazione con il Circolo Arte e Folklore di Sicilia del commediografo e poeta Alfredo Danese è stata molto intensa. Oltre a scrivere nel periodico omonimo versi e novelle siciliane, ha dato alle stampe la silloge “Ardenza” unica pubblicazione finora edita a suo attivo. Una vita dedicata alla scuola, la sua; lo ha sottolineato nel corso di un appassionato intervento introduttivo il figlio Piero che ha pure proiettato un video didascalico sulla figura umana, professionale e letteraria del padre. Del mondo poetico di Gullotto, ha parlato Il poeta e scrittore Alfio Patti. “Luciano”- ha evidenziato l’oratore- “vedeva il mondo con gli occhi di un bambino. Solo nella seconda parte della sua esistenza si è lasciato andare a una visione più cruda e pessimistica della vita”. Il poeta e saggista Santo Privitera dal canto suo, si è invece soffermato sulla Narrativa, attività letteraria forse meno nota del poeta Castiglionese ma non per questo di secondaria importanza. Analizzando la raccolta di novelle siciliane dal titolo “Spisiddi”( scintille) che l’autore non ha fatto in tempo a pubblicare, ha sottolineato non solo la pregnanza del lessico ma soprattutto il carattere aneddotico e autobiografico dei racconti quasi tutti ambientati nel circondario dell’ Alcantara luoghi ameni della sua infanzia. Al termine della manifestazione, dopo la declamazione di poesie e la lettura di un racconto a cura di Orazio Costorella e Antonio Gullotto, sono intervenute per un breve ricordo la poetessa Agata D’Amico Castorina, Agata Zizzo e Lorena Longo. Queste ultime, ex alunne del maestro-poeta. Con la consegna di una scultura opera dell’artista Francesca Privitera alla famiglia e l’esecuzione del brano musicale “ L’amuri veru”(L.Gullotto-R.La Cagnina) di Alfio Patti alla chitarra, si è conclusa la cerimonia.

 Nella Foto, la famiglia e i relatori

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