Recensione libri

LA RECENSIONE: ''FRAGILE'' Di Mauro Vincenzi

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È stato uno dei peggiori disastri aerei verificatisi in Italia lo scorso secolo. Una tragedia alla quale, oltre alla morte di tutti i passeggeri compreso l’equipaggio, si è aggiunta la beffa di tante bugie, depistaggi, silenzi e complicità a copertura dei presunti responsabili. Il riferimento è all’abbattimento del DC9 dell’Itavia al largo dell’isola di Ustica quarant’anni fa. Che la ferita sia ancora aperta, lo dimostra la copiosa letteratura che ha accompagnato per tutti questi anni il triste evento. E’ di questi giorni l’uscita del libro/catalogo “Fragile” di Mauro Vincenzi. L’autore modenese, fotografo di professione, si è avvalso della introduzione di Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione parenti vittime della strage di Ustica, e del critico d’arte Franco Bulfarini. Il poeta e scrittore palermitano Giovanni Perrino, si è invece occupato della parte letteraria. Un lavoro significativo, quello di Mauro Vincenzi, composto da 81 foto tante quante furono le vittime. “Fragile” sul piano concettuale appare un libro devastante. Una denuncia che va oltre il limite del suo reale significato. Il relitto in quell’Hangar/museo di Bologna, è un relitto che segna la memoria; un monumento di morte che comunica ai vivi. La caducità di ciascuna esistenza sta tutta lì, in quell’ammasso di rottami pietosamente ricomposto. Le immagini parlano da se. Gridano, accusano, reclamano verità; mettono a nudo immortalandole, ipocrisie umane ancora terribilmente vive. “Il tempo non alteri la tua fragile storia” sentenzia il poeta Perrino nell’ultimo verso a corredo delle immagini. Ogni “click” svela fragilità invisibili. “Colpendo questo volo simbolo stesso di legame”-afferma Vincenzi-“oltre alle vite sono state arbitrariamente cancellate 81 identità; il valore di ogni essere umano ridotto a un freddo numero, un codice, poi celato nel silenzio dell’oblio”.

Nella foto, la copertina del libro

Pubblicato su La Sicilia del 6.7.'20

LA RECENSIONE: LA SICILIA OPPRESSA(Dalla Monarchia, dal Fascismo e dalla Mafia) di Elio Camilleri

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Una lunga storia di lotte politiche, economiche e sociali consumate tra angherie e misfatti; tradimenti e traccheggi politici. Il periodo piuttosto lungo ma sintetizzato bene, è quello che va dai Borboni a Cavour; dal Fascismo a De Gasperi, passando per l’occupazione alleata, i moti separatisti e l’avvento della Repubblica. Una Sicilia sempre protagonista in chiaroscuro, stretta nella morsa degli intrecci politico-mafiosi. A farne le spese, gli umili, i diseredati, i contadini che per avere affermati i propri diritti hanno dovuto sostenere secoli di lotte. Una sorta di malattia “endemica” quella della mafia per la nostra Isola, fronteggiata dal coraggio di pochi per il riscatto di molti. E le battaglie ingaggiate sono costate sanguinose rivoluzioni, stragi, occultamenti, mistificazioni di tutti i tipi, per una rivalsa rimasta però sempre a mezz’aria. La scia è lunga. Molti i misteri sepolti negli archivi. Tutto questo, nel saggio storico “ La Sicilia oppressa (dalla Monarchia, dal Fascismo e dalla Mafia),” dello scrittore Elio Camilleri. Quella che emerge dalle pagine dello storico catanese è il quadro desolante di una Sicilia gattopardesca che si trasforma ma non cambia. L’autore mette bene in evidenza il rapporto tra lo stragismo antiproletario e la rinnovata alleanza tra mafia e politica. L’opera nasce da una lettura attenta e lineare dei fatti; analizzati e filtrati dall’autore con dovizia di particolari attraverso la consultazione di testi, articoli, interviste, e delle inchieste emerse dagli atti parlamentari dall’epoca post-Unitaria alla metà del secolo scorso. Camilleri in questa sua opera, inoltre, ci rivela aspetti poco considerati come possibili cause del ritardo politico, economico e sociale della Sicilia rispetto alle regioni del Nord Italia.

 

 

Nella foto, la copertina.

Pubblicato su "La Sicilia" del 24 Giugno 2020

RECENSIONE: ''IL VOLTO DEL DIAVOLO'' Romanzo di Adriana La Terra

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“Il Volto del Diavolo” ( ediz. Ibiskos Ulivieri) è l’ennesima perla letteraria della scrittrice catanese Adriana La Terra. Il  titolo sembra fare riferimento a un saggio esoterico; invece ci troviamo di fronte un romanzo di formazione, raffinato nella scrittura,  fitto nella trama, coinvolgente nei contenuti.  Vi sono dentro tutti i “Demoni” della nostra società e gli eroi che a vario titolo li  combattono.  Dalla lotta alla mafia, all’infedeltà, dalla bugia al tradimento, c’è sempre un Dio buono “ A cui non la si fa”. Interviene sempre al momento opportuno attraverso il buon esempio e la parola che sta sulla bocca degli uomini saggi. Articolato in 25 capitoli,  punto di riferimento è l’anziano sacerdote don Januzzu Zappulla; una figura di prete all’antica che incarna la via di mezzo tra la sacralità di San Francesco e la filosofia di Sant’Agostino. Dispensa consigli, interviene personalmente quando c’è da risolvere questioni complicate. Guida spirituale dei giovani seminaristi, è allo stesso tempo animatore carismatico di una comunità laica che gli consente un costante contatto fuori dalla cinta parrocchiale con le problematiche quotidiane molto spesso destinate a segnare nel bene e nel male  la vita dei protagonisti.  “Il volto del diavolo” lui lo aveva visto davvero, attraverso le rinunzie e le dolorose vicende che da giovane aveva dovuto affrontare.

 

 

Nella foto, la copertina.

Pubblicato su La Sicilia del 9 Maggio 2020 

LA RECENSIONE: "L'ORA MORA DEL GIORNO" Silloge di Giuseppe Samperi

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“L’ora mora del giorno”(Ediz.Novecento) è l’ultima opera in ordine di tempo del poeta Giuseppe Samperi. Si divide in quattro sezioni: “A sottopeso”, “In sovrappeso”, “Rebus insolvente” e “Noncuranza”. Il filo che le unisce e’ la ricerca spasmodica della parola come cifra ontologica. L’autore nativo di Castel di Judica affida ai versi di questa silloge pensieri e contraddizioni di una normale quotidianità di vita. Vista in prospettiva, la quotidianità non è segnata del tempo che scorre ma dal destino che incombe in ogni essere umano: “…Se la giornata è amabile, di buon colorito/il sole ,veste fresca l’aria-/ stanne certo che la fine è un bluff”. L’autore che è aduso a certe elucubrazioni di stampo esistenziale, punta tutto sul “peso” della parola. La parola, se da un lato ambisce a valicare confini inesplorati della ragione, dall’altro si mostra impalpabile, aleatoria e leggera. La scommessa è quella di ritentare il gioco. Probabile motivo per il quale Samperi , aspirando a diventare parte di questo gioco, sembra essere alla continua ricerca di nuove sensazioni da tradurre in vivide immagini poetiche. Ci riesce anche stavolta. I versi di questa raccolta, scritti tra gli inizi del 2014 e la primavera del 2017, sotto la loro apparente disarticolazione celano invece una vibrante ed irrequieta vitalità.

 

 

Pubblicato su La Sicilia del 22.11.2019

LA RECENSIONE: "LE DONNE DI DANTE" Di Caterina Chiofalo

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Un libro che vale la pena di leggere, è certamente quello scritto egregiamente da Caterina Chiofalo, scrittrice e docente di lettere presso un liceo scientifico catanese che con il suo ultimo romanzo ha riportato alla luce i racconti storici del padre della lingua italiana Dante Alighieri. "Le donne di Dante," questo il titolo del volume, narra le vicissitudini dei personaggi femminili raccontanti dal sommo poeta nelle sue opere il quale parlò ispirato delle storie biografiche della sua vita, riportando noi scolari di ieri a rileggere liriche in chiave classica ma più che mai attuali. La lettura risulta scorrevole ed armonica, l'autrice ha rielaborato i contenuti principali delle storie facendo emergere principalmente la condizione della donna ed i soprusi che fu costretta a subire nel Medioevo. Le donne come merce di scambio per la stipula di matrimoni, che non avevano nulla a che fare con l'amore e quindi con la scelta di sposarsi in conseguenza a tale sentimento. Gli accordi tra famiglie potenti che, decidevano contro il volere dei figli, e soprattutto figlie, per salvaguardare beni, casati e titoli che potevano permettere loro di acquisire potere e prestigio; la dote, l'età e la celebrazione delle nozze erano solo l'esempio di "compravendita" matrimoniale. L'autrice descrive nel dettaglio racconti biografici del Dante, come quella tra lui e Beatrice musa e tormento del poeta, ma anche la storia di Paolo e Francesca finita in tragedia a causa del loro amore adultero. Dieci le donne dunque protagoniste del libro della Professoressa Chiofalo; dieci storie, dieci piccole spose bambine, che sin dall'infanzia dovevano sottomettersi ai costumi dell'epoca e soccombere ai voleri degli uomini, che siano essi stati padri, mariti, zii, nonni ecc...Il mondo era solo dominato dal sesso forte, per le bimbe non vi era posto per i sogni o progetti se questi non corrispondevano al volere della famiglia e quindi dell'uomo padrone. Nelle vite delle protagoniste si colgono differenti sentimenti, ma quello che prevale prepotentemente è la rassegnazione a quel tipo di vita; una vera e propria sindrome di Stoccolma: la vittima giustificava il suo carnefice nei rapporti di vita di coppia e all'interno della famiglia d'origine. Così doveva essere, così doveva andare, guai a colei che osava ribellarsi, meglio per lei la morte. Le donne dell'epoca medievale invase quindi dall'alienazione che era uno status di sottomissione; non restava altro per le fanciulle che accettare quella vita programmata e affidarsi alla Provvidenza: hora et labora (prega e lavora). Ma Dante, fece di più nel descrivere la vita di queste donne. Capì infatti che le gravi condizioni di vita che le affliggeva non andavano ignorate ma diffuse il più possibile. Essendo un uomo di grande sensibilità ed intelligenza per la sua epoca, affinchè le donne potessero liberarsi dal quel ruolo di sconfitta patita sin dalla nascita, definì le figure femminili “detentrici d' amore angelico” , tanto da esserne rimasto ispirato. Da qui la preghiera in quel “Dolce Stil novo” che intreccia la lirica Toscana, Siciliana e Provenzale nello splendore delle sue preziose Rime. Si può quindi dire che la professoressa Chiofalo, ha fatto emergere l'anima di nobili valori e l’amabile pensiero del Dante solidale verso le donne; le lotte di tante figlie, mogli e madri per affermare la loro determinazione e le loro idee. Noi occidentali siamo nel terzo millennio abituati all'emancipazione della donna, ma ancora oggi in tantissimi paesi dell'Asia le condizioni delle nostre sorelle sono ancora ferme al Medioevo. La storia e le conquiste come quelle del voto, del diritto all'istruzione, dei ruoli dirigenziali ecc...sono costati sacrifici e guerre contro quel modo bigotto di vedere noi donne. Il libro parla del passato, ma è assolutamente contemporaneo nei contenuti. Un volume da regalare e da leggere per immergersi nella cultura italiana, per comprendere il rispetto del gentil sesso e di come un uomo, Dante Alighieri, amò..."le sue donne."

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