Capodanno 2026
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- Category: Moda Costume e Società
- Written by Santo Privitera
Purtroppo non si può affatto dire che il 2026 sia iniziato nel migliore dei modi. La guerra Russo-Ucraina ancora non accenna a concludersi, mentre nuovi focolai sembrano accendersi in varie parti del mondo. Tutto questo, malgrado gli sforzi diplomatici compiuti in questi ultimi mesi da Paesi volenterosi che non ci stanno ad assistere passivamente a tanta carneficina. Di mezzo, purtroppo, anche le brutte fatalità. Non ci voleva la tragedia verificatasi nella civilissima Svizzera, dove numerosi giovani hanno perso la vita a seguito dell’incendio in una discoteca. “Chi sta succirennu…?- si sarebbero interrogati anticamente i nostri avi-“chissa è ‘a fini do’ munnu!!!!” In effetti “ ‘u munnu” in questo momento non sembra essere messo bene. Nella corsa sfrenata verso il cambiamento, il pericolo di un conflitto a più vasto raggio può essere davvero dietro l’angolo. Si pensava a un “Natale” diverso; un Natale che avrebbe portato la pace: e invece non è stato così. Qualcosa sembra essersi “rotto” all’interno delle tradizioni ad esso legate. Questa festa, una volta ritenuta sacra e inviolabile, l’evento più bello dell’anno, da qualche tempo è causa di conflitti e accese polemiche. Prese di mira certe usanze e “modi di dire”. Rischia lo sfottò chi usa la formula augurale: “ Buon Natale a te e famiglia”. “Chi è di giustu…?” Si sarebbero lamentati i tradizionalisti più ortodossi. Ma quello che si sta consumando è innanzitutto una vera e propria “Guerra delle religioni”: I tradizionalisti da un lato, e i sostenitori del “politicamente corretto” dall’altro. “ Au, mancu ì festi ‘i Natali ora làssunu ‘mpaci!…e com’è ca non si siddìanu!!!…” è il commento amaro dell’attempato catanese contrariato per tutte queste assurdità. Sotto attacco i simboli religiosi. Il “presepe” in particolare. La rappresentazione “francescana” che meglio incarna culturalmente e simbolicamente i valori autentici della fratellanza e della famiglia, “per non turbare le altre religioni”, avrebbe fatto il suo tempo. E dire che per tradizione dovrebbe rimanere esposto fino al 2 di febbraio per rispettare le celebrazioni della Candelora. Negli spazi pubblici di alcuni enti locali del nostro Paese, invece, nel nome della cosiddetta “laicità” è stato perfino vietato il suo allestimento. E’ nelle scuole che si registrano le maggiori polemiche. Responsabili e docenti di vari istituti, nel nome della “inclusività”, hanno autonomamente stabilito di non esporlo. E’ accaduto recentemente anche in un istituto scolastico comunale di Catania. La dirigente, ignorando le vibrate proteste dei ragazzi e dei loro genitori, ha invitato la scolaresca a farne a meno quest’anno del presepe. Sarà così anche per l’anno prossimo? …”Chi vivrà, vedrà”. Fortunatamente in tutte le altre scuole del centro storico e delle periferie, la questione non è stata minimamente posta in discussione. I ragazzi, nel solco della tradizione, hanno normalmente realizzato artistici presepi, addobbato riccamente l’albero di Natale e allestito recite sui temi della natività. In due plessi scolastici dell’istituto comprensivo “Italo Calvino”, di Barriera e Canalicchio si è perfino svolto un Musical. Testi e musiche rigorosamente siciliane per evidenziare quanto sia importante ai fini educativi mantenere i valori delle tradizioni legate alla nostra terra. Intanto,“ l’Epifania tutte le feste sta per portarsele via”. Finite le vacanze si ritorna come sempre alla vita normale. Il mito della “magica” vecchietta che a cavallo della sua scopa vola sui tetti delle case a portare i doni a grandi e piccini, resiste ancora. Avrà sì qualche migliaio di anni sul groppone ma è ancora dinamica e vogliosa di esserci nella fantasia della gente. “La befana sta arrivando”-scrive il poeta-“ con la calza tutta piena/ sempre forte,/sempre in vena/ la fatica non la fiacca/ vola forte e con vigore./ Non la vedi e non l’abbracci/ ma la senti nel tuo cuore./
Catania 02.01.2026
Progetto “Hydro School Project”
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- Written by Santo Privitera
La plastica nell’acqua è un’emergenza globale. Milioni di tonnellate entrano ogni anno nella catena alimentare, rilasciando sostanze tossiche particolarmente nocive per l’ecosistema e quindi per la salute umana. Di questo argomento si è parlato nel corso del seminario curato dalla Azienda “Healty Life” per dirigenti scolastici, docenti, famiglie e alunni dell’istituto Comprensivo “G. Falcone”. Il seminario che rientra nell’ambito del progetto “attività di educazione alla salute” denominato Hidro School Project, ha avuto luogo nei plessi di Aci Castello e Cannizzaro. E’ stato precisato che il secondo incontro sulla stessa tematica, si svolgerà in un secondo momento nei rispettivi plessi di Aci Trezza e Ficarazzi. Un viaggio affascinante dentro il mondo dell’acqua, per comprendere innanzitutto i danni causati dalle micro e nanoplastiche alle cellule; il processo attraverso i quali questi danni si materializzano nell’organismo umano e le possibili protezioni da adottare mediante accurate scelte consapevoli. A chiarimento di queste tematiche è intervenuto il biochimico Sergio Hpham. Lo studioso di chiara fama ha condotto i lavori in linea col programma “Agenda 2030” varato dall’Onu all’obiettivo n.6 che tratta il tema: “Acqua e problematiche derivanti dalla plastica, gravi danni che micro e nanoplastiche provocano alla salute e all’ambiente. Nel corso della conferenza, hanno preso la parola il dirigente scolastico Prof.ssa Antonia Maria Grassi, la prof.ssa Cristina Milazzo e il Vice presidente “Vita Group” Carmelo Russo. Il Manager della “Healty Life” Alek Privitera ha infine annunciato, al fine di promuovere una cultura di sensibilizzazione sullo specifico argomento, che la sua Azienda sta selezionando un istituto scolastico per donare un dispositivo di filtrazione dell’acqua di altissima qualità. (Nella foto, il relatore e i promotori dell’iniziativa).
Nella foto, docenti della scuola, relatore e manager dell’azienda.
Catania 09.12.’25
“NATALE INFLUENZATO”
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- Written by Santo Privitera
E’ arrivato il Natale; purtroppo anche l’influenza. Non saranno state le basse temperature a determinarlo, ma probabilmente una delle fastidiose varianti del Covid. Fortunatamente questo virus che tanti morti causò cinque addietro, non fa più paura. Ciò non toglie però che continua a essere fastidioso lo stesso. “Tachipirina e lieta attesa” sembra essere un modo “strurusu” per esorcizzare i malanni che impediscono a molti di partecipare ai riti Natalizi sia religiosi che artistici. Ironia a parte, per chi è abituato e ci tiene a vivere gli “eventi” del natale come la tradizione impone, rimanere a letto con l’influenza è una vera jettura. “Ma comu”-è il loro piccato commento: “giustu giustu ora??!!” Nel mentre, in alcune scuole del Nord si ragiona e si discute su come “rinnovare” se non addirittura “cancellare” le tradizioni natalizie che a detta di qualche direttore scolastico dalle idee “innovative”, potrebbero “turbare” altre religioni. E’ questa la vera “jattura” contro la quale bisognerà fare fronte nei prossimi anni. Una vera e propria “Influenza” che potrebbe diventare “maligna” nel caso in cui riuscisse a estendersi e fare proseliti tra le nuove generazioni. Polemiche sterili che non sono servite fino a questo momento ad intaccare minimamente il valore culturale e religioso del Natale nel nostro Paese e nell’intero occidente.
L’argomento non è cosa da poco. In proiezione futura solleva un certo allarme sociale e si presta a svariate riflessioni. Sarà colpa dell’ islamismo sempre più “invadente” per giunta spalleggiato da un certo “progressismo nostrano?” Oppure è colpa del disagio giovanile che monta soprattutto nelle grandi città? Forse questo e pure altro. I temi sembrano comunque essere tutti riconducibili al “filone” della cosiddetta cultura “Woke” tendente a eliminare qualsiasi ipotetica disuguaglianza di genere. Sotto “Attacco” i simboli cristiani: Dai mercatini all’albero di natale; da Babbo Natale(lasciato a piedi per evitare il “maltrattamento” delle renne) al presepe. Al presepe addirittura ne hanno fatto di tutti i colori. In alcuni casi hanno tolto San Giuseppe; al suo posto hanno messo un’altra madonna. Per assecondare il volere di certe associazioni animaliste, sono state cancellate le figure del bue e l’asinello. Esagerati. In diversi luoghi, le statuette presepiali sono state oggetto di ruberie e devastazioni. E’ del mese scorso la notizia che a Bruxelles, nel cuore dell’Unione Europea, il presepe quest’anno è apparso insolito: allestito senza i volti della Madonna e di San Giuseppe. Solo sagome. Quello che una volta si chiamava “blasfemìa” oggi è invece considerato un normale “accorgimento” nel nome di una presunta uguaglianza. “Viri unni cci ‘mpinciu:… ‘u prisepiu non si tocca! ” si dice a Catania. Le tradizioni che si rifanno alle antiche usanze popolari, diventano di anno in anno sempre più “snobbate” e bistrattate. Per quanto molte di esse col tempo sono venute meno, dalle nostre parti ancora però resistono. In qualche misura si mantengono. Ritenendole( a ragione) fonte di valori educativi, ancora c’è chi ci tiene a praticarle. Al sud Italia, con particolare riferimento alla nostra Isola, il Natale per essere tale deve “sentirsi” addosso. Ciò giustifica le innumerevoli iniziative poste in essere dai comuni siciliani a sostegno delle usanze natalizie più conosciute. A dispetto delle polemiche sul “consumismo”, le strade sono addobbate di mille luci. Gli alberelli di natale( quelli tradizionali oppure stilizzati) sono disseminati al centro come nelle periferie. Resta ben saldo nel cuore dei Cristiani l’antico quadro della “Sacra Famiglia”. Nelle chiese e nei teatri, abbondano le sacre rappresentazioni. La letteratura si arricchisce di nuovi più moderni testi. Molto significativa la scena finale in un presepe vivente. Durante l’offertorio finale, un pastore rivolgendosi a Gesù Bambino: “Signuruzzu…nuautri semu ancora cca!”
Catania 20.12.2025
