TURISMO A CATANIA

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Non si può dire che con l’arrivo della bella stagione, il turismo sia “esploso” anche quest’anno. A Catania i turisti ci sono sempre. Ogni anno il centro storico e i luoghi turistici, risultano sempre più affollati. Quando inizia la stagione estiva, il flusso si sposta inevitabilmente verso le zone balneari. Soprattutto alla plaja e alla scogliera. E’ necessario indossare il cappello, perché chi viene nella nostra Isola sa bene che in Sicilia  il sole picchia davvero forte. Presi d’assalto anche i paesini pedemontani, le strutture ricettive dell’Etna lavorano tutto l’anno. Per mare cielo e terra, i turisti arrivano a frotte da tutto il mondo. Il proposito è quello di ammirare le bellezze di una città che possiede tutto. Di più madre natura non poteva darle a Catania. Il mare, la collina, la montagna, la storia e un clima così mite da consentire ai “forestieri” di mettersi in maniche di camicia o di indossare bermuda anche nel mese di dicembre. Porto e aeroporto sono quasi tutti i giorni affollati. In città, pullman e trenini turistici circolano liberamente verso i siti storici; il loro lento incedere finisce per provocare ingorghi lungo il percorso. Tra le strade strette e con le macchine parcheggiate in entrambi i lati, è impossibile ogni tentativo di sorpasso da parte degli automobilisti. Inevitabili le proteste da parte loro. “E com’è”-sbottano affacciando la testa dal finestrino-… “No’ putiti fari di sira stu travagghiu?!!…giustu giustu ora??!!” Di solito, l’autista lascia correre; non risponde nemmeno. Se risponde lo fa con un pizzico di ironia: “Di notti si rommi!!!”-dice. Per chi ha fretta, perciò, non resta che farsene una ragione. Dalle nostre parti l’estate si spinge fino al mese di Novembre(  ppe motti). I giorni più freddi, di solito sono quelli di gennaio e febbraio. In questo periodo l’Etna appare ammantata di bianco. La neve prova timidamente a imbiancare i tetti della città; non avendo la giusta consistenza, si scioglie subito. Diventa semplice  “Acquazzina”, niente di più. Quando arriva aprile, per i catanesi invece  non è ancora tempo di togliersi giacca e cappotto. “Aprili non livàri e non mintìri” si dice. Questo è un proverbio che riferito al cambio del guardaroba di stagione, invita alla cautela. In questo periodo sono pure in agguato  le allergie causate dai pollini fluttuanti nell’aria. Attenzione però: qualche pioggerellina è ancora in agguato. A Maggio, in particolare. Non è intensa, ma tanto basta per diventare fastidiosa. Poche gocce, il fenomeno è meglio conosciuto come        “I cacateddi ‘i maju”. In questi giorni ne abbiamo avuto prova. “I cacateddi” sporcano le macchine, costringendo gli automobilisti a recarsi al più vicino lavaggio. Tornando al turismo. Ancora oggi al centro storico del capoluogo etneo continuano ad affiorare tracce dell’antichità. Ovunque si scavi, ecco emergere un muro o la stanza di un’antico edificio. La storia di Catania è stata segnata nel tempo da cataclismi devastanti. Il paragone con “l’araba fenice” che risorge dalle proprie ceneri è appropriato. Il problema è che questi ritrovamenti non  si riesce a salvaguardarli. Renderli visibili ai turisti, sia pure in minima parte, non sarebbe affatto male. Anzi. Quello che oggi conosciamo è poca cosa rispetto a quello che ci sta sottoterra. Negli anni ‘50 dello scorso secolo,  importanti resti archeologici iniziati da Guido Libertini e affidati al collega Giovanni Rizza, portarono alla scoperta in via dottor Consoli, di una necropoli di età ellenistico-romana. Sepolture cristiane in una Basilica tricora. La scoperta suscitò molto interesse e aprì nuove ipotesi sui dintorni dell’antico “Lago di Nicito” inghiottito dalle lave del 1669. Storici e giornalisti dell’epoca scrissero pagine memorabili sull’argomento. L’ intenzione era di realizzare un giardino archeologico in quell’area. Invece la chiusero frettolosamente per consentire la costruzione di un edificio privato. A malapena si riuscirono a salvare i preziosi mosaici artistici lì rinvenuti. Vennero aggiunti ai “tesori” del Castello Ursino. Il fenomeno si è  poi ripetuto nel tempo, con altri rinvenimenti archeologici scoperti e…ricoperti.  I resti di una necropoli scoperta sempre negli anni ’50, sotto il palazzo della rinascente. Nessun accesso è consentito; men che meno ai turisti. Non sappiamo se esiste ancora. Stesso discorso per la via Crociferi e piazza Cardinale Pappalardo(ex piazza duca di Genova) alla Civita . In quest’ultimo sito, si è preferito chiudere gli scavi anziché lasciarli visibili a cittadini e turisti. Durante i lavori di ristrutturazione erano emersi antichi manufatti di epoca medievale. A quanto pare, dalle nostre parti non c’è l’attitudine a incrementare i percorsi storici oltre quelli già conosciuti. Un vero peccato. Si continua a “seppellire” il passato, per salvaguardare appena qualche metro di spazio in più.  

Nella foto, un tratto dello scavo archeologico di v.dott.Consoli

                                                                                                                                                            

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