MAGGIO NELLE TRADIZIONI CATANESI

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Maggiu ‘a stati è ‘n viaggiu, recita un vecchio proverbio. Che maggio sia il mese che introduce l’estate, lo notiamo dalle giornate sempre più lunghe e assolate, dai particolari riflessi solari che filtrando dalle nubi sembrano puntare determinate zone della terra ( ‘i calici du signuri). Ma non dimentichiamo certo i deliziosi misti odori che si scatenano dai giardini.       E sono odori inebrianti, che niente hanno a che vedere con quelle fastidiose allergie che nel mese di aprile invece mettono a dura prova l’apparato respiratorio. Dai modi di dire, dei proverbi e delle antiche  espressioni della tradizione siciliana, “‘u misi da Maronna” e de “rosi” non è secondo a nessuno. Natura, religione e folklore sono gli elementi che meglio lo caratterizzano. Proprio dai proverbi sembrano provenire i consigli migliori per gli agricoltori: Cu puta di maggiu e zappa d’austu, non cogghi né frumentu e mancu mustu.

Alludendo inoltre alle abitudini sessuali degli animali, maggio è anche il mese in cui arràggiunu ‘i scecchi; mentre nel Settentrione d’Italia, unni li petri si chiamunu sassi, è il mese in cui l’asina si scopre gravita. E’ difficle ma non impossibile che in questo mese si verifichino piogge abbondanti. Quando ciò accade non è un dramma, perchè Maggiu friscu e vagnatu sevvi ‘a la vigna e a lu pratu. Le tradizioni popolari e religiose sono sempre state strettamente connesse alla realtà sociale ed economica dei nostri luoghi. Anzi è il loro profondo intreccio che ancora oggi riesce a mantenere vivo l’interesse verso la cultura siciliana. L’Ascensione, assieme alle novene,ai doli pasquali, alle processioni, ai pellegrinaggi sono tra le manifestazioni religiose più sentite. L’usanza tutta al femminile di lavarsi il viso con acqua e petali di rose, è tra queste. Un tempo si credeva che, lasciata la bacinella con i petali intinti nell’acqua per tutta la notte, questa sarebbe stata benedetta da Gesù in ascesa verso il cielo dopo la risurrezione. Da qui nascerebbe il comune detto: L’acqua di maiu fa beni a li fimmini. E che dire Della Festa di Sant’Alfio che si celebra il 10 maggio a Trecastagni? Un misto di fede e folklore; una festa nota ormai in tutto il mondo. Per quanto molte delle usanze siano andate irrimediabilmente perdute per motivi di ordine pubblico, questa festa, con i suoi carretti istoriati trainati dai cavalli bardati che si accompagnano al suono degli strumenti caratteristici, conserva il fascino di sempre. Il colore che predomina è il rosso, quasi a testimoniare il fuoco vivo della Fede verso i Tre Santi Alfio, Cirino e Filadelfo. I caratteristici cappelli, le odorose cipolle intrecciate, le bancarelle, le grida dei fedeli inneggianti a Sant’Alfio lungo la salita dei saponari, i gustosi “arrusti e magia” nelle bettole fanno parte di una coreografia impareggiabile. Poi la cosiddetta “calata de ‘mpriachi” a passo lento e sonnecchioso. Guai a chi si fosse arrischiato di lanciare i cavalli in discesa oltre una certa velocità perché, ammonivano i più anziani: Cavaddu ca ti curri a la discisa, sanu non ti porta a la to casa”. 

* Questo articolo e' stato pubblicato sul quotidiano "La Sicilia" di Catania, il 9 Maggio 2013.

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