MODI DI DIRE: " 'U BACCAGGHIU"

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Se tra  esterofilismi, abbreviazioni e storpiature linguistiche varie il dialetto siciliano rischia lo svuotamento sintattico e lessicale, che ne sarà col tempo del cosiddetto baccàgghiu?  A giudicare da certi linguaggi usati soprattutto in politica (il politichese),  ‘u baccàgghiu sembra invece avere un prospero futuro. Si va per metafore;  ‘u baccàgghiu in effetti cos’è se non una metafora  coniugata al siciliano?

Essendo un termine difficilmente traducibile, addirittura la possibilità che venga storpiato è pressoché nulla. Quello è, e tanto basta. Ma non è solo questione di nominalismo.‘U “baccàgghiu( dal francese baclàge, cioè chiusura di sicurezza) è un gergo criptico, chiuso, comunemente usato in codice allo scopo di risultare accessibile solo a cerchie ristrette di persone. E’ un linguaggio comune un po’ ipocrita ma efficace. Nella nostra Isola ha assunto significati spesso ambigui per non dire oscuri. Ma tu chi cecchi aranci ‘nterra stamatina!? È l’interrogativo rivolto a chi vuole a tutti i costi la lite. Vallo a capire. E’ una espressione come tante altre; una delle tante variabili utili in Psicologia per indagare nell’uomo sui rapporti esistenti tra mente, comportamento, linguaggio e azione. Quando si parla di baccàgghiu non bisogna riferirsi  però solo al gergo utilizzato dalla malavita per comunicare messaggi di difficile decodificazione, bensì a un sistema di comunicazione  invece molto diffuso, radicato e ben articolato, presente in tutti gli strati della società più di quanto non si pensi. La usano i politici come i teatranti; gli intellettuali come gli operai: Ciascuno con sfumature diverse. Chi cci su petri ‘nta lenticchia? si chiede colui il quale avverte dai diffusi chiacchiericci, possibili pettegolezzi a lui sconosciuti. Il dizionario comparativo etimologico che raggruppa i lemmi relativi ‘o baccàgghiu sono oltre mille e comprende termini del tipo: Pistari ‘u Tavulazzu (essere artista); Pipa (zitto);  Stuppa (non dare scandalo); Culleggiu(carcere), Accavallarisi(armarsi). Essendo il dialetto siciliano percepito più come manifestazione rozza e volgare e non come materia da approndire nella sua giusta dimensione prettamente letteraria oltre che socio-culturale, questo termine risulta ormai poco sconosciuto. Nell’era di Internet  dove per intavolare un pour parler ci vuole un certo savoir faire, si fa fatica a pensare che ci sia qualcuno che possa ancora usare simili espressioni: ‘A signurina ‘e cascata du sceccu e pricchissu un po’ pigghiari maritu (La signorina ha brutti trascorsi e per questo non può sposarsi). Eppure c’è ancora chi sostinene di conoscere ben quattro lingue: L’Italiano, il Siciliano, ‘ u Baccàgghiu e…’a Caccarara (dal greco cacca- kakos, cioè brutto). Quest’ultimo,  possiamo considerarlo un sottodialetto che prende forma dalla parlata locale (catanese, messinese, ecc.).

 

 

 

 

 

Tratto dal quotidiano “La Sicilia” del 22.04.’13

 

 

 

 

 

  

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