PEDAGOGIA CLINICA: "La fiaba come strumento terapeutico"

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La fiaba affonda le proprie radici nelle società primitive. Fin dai tempi più remoti gli esseri umani si sono ispirati ai miti, alle leggende e alle fiabe per spiegare i fenomeni naturali e i misteri dell’esistenza. Nelle società pre-letterarie le storie venivano trasmesse oralmente, le prime, invece, in forma scritta fecero la loro comparsa in Babilonia, su tavolette d’argilla, circa quattromila anni fa. Si trattava di racconti molto brevi rappresentati sotto forma di pantomima, accompagnati da commenti orali e canzoni. I contenuti erano per lo più rituali religiosi relativi ai cambiamenti delle stagioni, al sole e alla luna e iniziavano con la nota formula “C’era una volta…”.

Dalle composizioni indiane ai roman della seconda metà del XII secolo in Francia, dai quattro cicli nel Medioevo composti in versi (epica scandinava, ciclo carolingio, ciclo bretone, tradizione cristiana) a La collezione dei Fratelli Grimm, pubblicata con enorme successo nel 1812, il motivo centrale della fiaba resta sempre la lotta interna dell’essere umano per trovare il suo vero mondo, il suo Io più intimo.

Le fiabe illuminano il cammino della trasformazione della personalità attraverso un linguaggio ricco di simboli, analogie, metafore e parabole.

Esse, apparentemente adatte al solo mondo infantile, sono invece un prezioso mezzo induttore e catalizzatore di cambiamenti e di crescita. Fungono da intermediario, introducendo il lettore o chi ascolta , nel mondo simbolico, facendogli percorrere i paesaggi interiori, mostrandogli i conflitti che bloccano “il fiume della vita” e fornendogli anche gli stimoli necessari per poterli superare.

Per tale motivo la fiaba diventa uno degli strumenti indispensabili della pedagogia clinica. Essa si avvale delle cosiddette Psicofiabe, strutturate e organizzate in modo tale da far sviluppare progressivamente l’Io nei bambini dai sei agli undici anni circa. Le storie vengono lette dal pedagogista clinico o in alcuni casi (ad esempio in presenza di enuresi notturna nei bambini) da uno dei due genitori, in forma neutra, senza alcuna drammatizzazione né caratterizzazione tonematica del personaggio, poiché il messaggio deve arrivare da solo all’inconscio e sarà esso stesso a rielaborarlo.

Nel caso degli adulti, il pedagogista clinico utilizzerà, invece, le Fantasmagorie, percorsi di vita verbali, all’interno dei quali i numerosi archetipi in successione fra loro permettono dei risvegli indispensabili per una persona che voglia sintonizzarsi con la vita e trarne un massimo gradimento.

La pedagogia clinica utilizza dunque il “mondo della fiaba” per suggerire agli individui come incamminarsi nel “mondo reale”, senza avere paura di perdersi, affrontando la realtà quotidiana contando sulle proprie forze, mostrando iniziativa e coraggio, proprio come il protagonista di ogni fiaba che alla fine trionfa sempre.

 

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