RECENSIONE: "NA PASSIJATA NTA LI RICORDI" Di Nietta Pistorio Gervasi

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Che i narratori in lingua siciliana sono sempre di meno è un fenomeno purtroppo accertato. Il motivo è facilmente intuibile, ci rimanda alla difficoltà di lettura che tutti i dialetti di norma comportano. Non è cosi’ invece per Nietta Pistorio Gervasi, studiosa impegnata sul fronte della letteratura popolare, autrice di una raccolta di racconti siciliani dal titolo “Na passijata nta li ricordi” (Ed.Novecento). La Pistorio cresciuta in quella grande “officina” sicilianista che fu “Arte e Folklore di Sicilia” del compianto Alfredo Danese, dopo “Buccacciu ‘n sicilianu” (traduzione dalla Lingua al Dialetto di dieci novelle tratte dal Decamerone) è già alla sua seconda fatica letteraria. Coraggioso e allo stesso tempo lodevole il tentativo di ripescare usi e costumi altrimenti destinati all’oblìo. Molti di questi sono antichi retaggi del tutto sconosciuti alle nuove generazioni. La caratteristica di questo nuovo lavoro prefato da Salvatore Camilleri, è la scelta accurata dei vocaboli, l’aggettivazione misurata, il dialogo semplice e efficace che rende la lettura di facile comprensione.

Questo per ciò che riguarda lo stile grammaticale adottato; mentre non vanno trascurati gli intrecci dei racconti e lo scavo psicologico fatto sui singoli personaggi, tutti quasi sempre attraversati da forti tensioni religiose e morali che ne hanno profondamente condizionato l’esistenza. L’autrice tesse bene la sua tela letteraria intrecciandola tra il passato e presente. “Quannu li ricordi tuppuliunu, grapici la porta” è l’espressione che meglio sembra sintetizzare la saggezza delle nostre genti. La scrittrice ne fa il proprio cavallo di battaglia. Sull’onda emozionale dei ricordi, a metà strada tra l’invenzione e l’autobiografia la Pistorio si muove, tendendo sempre alla riscoperta dei valori patriarcali smarriti o verosimilmente perduti per sempre.

(Nella foto, la copertina)

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