Mafia da Legare di Corrado De Rosa e Laura Galesi

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Il libro che racconta la "follia" dei boss di Cosa Nostra

Il racconto della mafia attraverso la "follia" dei suoi protagonisti che "folli" non sono sempre. Così Corrado De Rosa, psichiatra e scrittore salernitano e Laura Galesi, giornalista e scrittrice siciliana, raccontano in "Mafia da legare" (Sperling & Kupfer) lo stravolgimento del codice d’onore di Cosa nostra. Un onore sepolto "sotto cubi di cemento, saltato in aria, sciolto nell’acido".

 

Il boss, da uomo tutto d’un pezzo veste i panni di "matto per convenienza": un metodo inventato ad hoc per arrivare alla "villeggiatura" del manicomio giudiziario, agli arresti domiciliari, o evitare il processo e il carcere duro del 41 bis.

"Mafia da legare", con una interessante e intensa prefazione di Pietro Grasso, è il primo libro che raccoglie e analizza le varie forme di follia, troppo spesso solo "presunta", usata a convenienza per screditare i collaboratori di giustizia o per ottenere benefici processuali, quella stessa follia che viene addirittura fatta conoscere come "simulata" all’interno del contesto mafioso per non perderci la faccia.

Si parla di psicopatia reale di criminali sanguinari, come Nino Santapaola (fratello di Nitto), ma più spesso di follia inventata ad arte. E qualcuno ci crede. Gli autori puntano il dito contro medici compiacenti, che in alcuni casi suggeriscono addirittura i modi più originali per far sorgere i sintomi ai boss, periti d’ufficio corrotti e giudici troppo "garantisti". Un sistema che avalla il motto che "se non c’è nessuno che ci crede non esiste follia".

La prefazione di Pietro Grasso ripercorre le esperienze a contatto con Cosa nostra, confermando per i mafiosi l’uso della malattia, anche laddove è palesemente inesistente. "Anch’io come giudice del Maxiprocesso di Palermo ho registrato nel dibattimento comportamenti che avrebbero dovuto far nascere dubbi sulle facoltà mentali di alcuni imputati – si legge nella prefazione – come quello del mafioso che si era cucito le labbra con il fil di ferro o quell’altro che aveva ingoiato una forchetta...".

Tra le pagine di questo libro ci sono storie reali al limite del grottesco, personaggi di spicco della mafia, disposti a trasformarsi in uomini "fuori di testa". Storie che passano dalla presunta demenza senile al finto suicidio di Bernardo Provenzano, alla follia diretta a screditare gli avversari di Totò Riina. Ci sono poi Nino Santapaola, criminale sanguinario, che entra ed esce dai manicomi giudiziari, e le frasi insensate del basista di Capaci, Giovanni Battaglia. Si raccontano i "voglio la mamma" del finto pazzo Agostino Badalamenti, e gli "anoressici mentali" come Tommaso Spadaro, passando dalle "benedizioni" date alla Corte del boss Angelo Bottaro, senza dimenticare le finte paralisi di Silvio Balsamo e le tante malattie che improvvisamente, ma non troppo, si sono manifestate nei boss che hanno ingrossato le fila delle aule di tribunale, durante il Maxiprocesso iniziato nell’86.

Silvia Calanna

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