RECENSIONE: "Buccacciu 'n sicilianu" di Nietta Pistorio Gervasi

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Solo l’amore per la propria terra può portare, accettando i rischi del caso, a riscrivere in dialetto capolavori già acquisiti da tempo al patrimonio letterario mondiale. Che sia questa una materia da “maneggiare con cura” è noto a tutti: addetti ai lavori in primis. Insidie grammaticali e intraducibilità di certe espressioni dalla Lingua al dialetto possono determinare lo snaturamento dell’opera originale. Percio', vocabolario alla mano,  è necessaria la massima cura e attenzione. Le stesse che ha bene usato Nietta Pistorio Gervasi in Buccaccio ‘n sicilianu (Prova d’Autore, euro 12.00). Si tratta della traduzione di dieci novelle, una per ogni giornata, del Decamerone. L’autrice ha offerto un illuminante saggio di come potrebbe presentarsi nella nuova veste “siciliana”, se interamente tradotta, il capolavoro di Giovanni Boccaccio(Certaldo 1313-1375).Ci sono regole che nel dialetto, rispetto alla lingua nazionale, risultano perfino più tortuose e complesse, Nietta Pistorio Gervasi ha dimostrato di conoscerle molto bene. Questa meritoria opera non è per soli cultori della sicilianità come potrebbe apparire in un primo momento, ma la sua cerchia di lettori è destinata anzi ad allargarsi ben oltre. E questo grazie alla scorrevolezza del testo così come è stato tradotto e l’azzeccata scelta lessicale infarcita di vocaboli in buona parte ormai desueti ma fortemente evocativi. 

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