RECENSIONE: "Donne, pagine di vita" di M.G.Distefano

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Donne con le loro paure, incertezze, timori, ma anche con un coriaceo scudo che ne fortifica il carattere, sono le protagoniste del libro “Donne, pagine di vita, scritto da Maria Grazia Distefano. Otto brevi ma intensi racconti, che proiettano il lettore nella spaccato del vissuto di donne comuni come tante che hanno assaporato, loro malgrado, l’amarezza della vita. Ogni racconto è una storia a se stante che racchiude un’infinita amarezza ma anche una voglia di reagire per dar senso a delle vite altrimenti già spente da un destino avverso. Storie belle ed emozionanti come quella di Matilde madre di Luca, un bambino down, abbandonata da un marito vigliacco e infame e costretta giornalmente a convivere con la diffidenza e la cattiveria della gente comune, spaventata dalla “diversità”. Una situazione che crea in Matilde sconforto e una sofferenza interiore immensa. Ma grazie alla sua forte volontà, alla sua granitica voglia di reagire, Matilde continua, giorno dopo giorno , a seguire il suo cammino. Un cammino di fede e di amore immenso nei confronti della sua creatura. Un elemento che caratterizza i racconti raccolti nel libro “Donne, pagine di vita” (nella foto, la copertina), il trattare temi di attualità quali: la diversità, i tradimenti coniugali, la violenza coniugale, la crisi economica. Quest’ultima è il tema del quarto racconto che vede protagonista Roberta ex impiegata che si ritrova, suo malgrado, casalinga. Nel suo tentativo di diventare una casalinga perfetta, Roberta scopre che tra il dire e il fare, c’è una bella differenza. Nonostante tutto, la scrittrice in questo racconto mette in luce umoristicamente il netto contrasto tra lei, casalinga “bisonte” e la vicina del piano di sotto, Luana. Peccato che l’ambiente asettico, pulito, ordinato e profumato della vicina di casa è solo un bellissimo specchio per allodole per mascherare un rapporto familiare inesistente con il marito, ormai giunto ad una squallida rottura. Mentre Roberta, nonostante sia una adorabile pasticciona, ha dalla sua la comprensione e l’amore del marito e questo è quello che conta. Sono tanti i temi trattati dalla scrittrice in questi brevi ma intensi racconti. Oltre le tematiche già analizzate, la Distefano narra anche di una giovane donna alle prese con l’amletico dilemma di confessare alla sua giovane figlia, di appena sette anni, di essere stata adottata. In un altro racconto descrive con sapiente sintesi il mare di molteplici sensazioni, emozioni che una madre prova nell’incontrare, sotto mentite spoglie, la figlia abbandonata in tenera età. Un destino crudele che, ancora una volta, la pone di fronte ad una realtà difficile da gestire. Due racconti che hanno in comune un elemento chiave: la capacità delle donne di essere abili menzognere. Ma le donne sanno essere anche dispensatrici di una saggezza infinita, come si può evincere nel racconto “Aliti di vento”. Protagonista di questo racconto Antonietta, che alla soglia del “lungo viaggio”, trova il coraggio per fare un tuffo nel passato quando, a un passo della felicità con l’uomo della sua vita, decide di “obbedire” ai genitori dando un calcio alla felicità e condannandosi ad una vita di rimpianti. Per evitare che la nipote Giada segua lo stesso destino,
racconta la sua storia d’amore per spingerla a prendere possesso della sua vita, evitando che altri possano gestirla a proprio piacimento. E’ l’ultimo atto d’amore di Antonietta verso la nipote prima che quell’alito di vento che aveva marchiato la sua esistenza venga a prenderla, “ per portarla via e ridarle la possibilità di vivere quella vita mancata, stavolta per sempre”, avvolta nel dolce sapore della morte. Così come per l’inizio anche l’ultimo racconto narra una storia intensa e piena di pathos. La protagonista è Irina che un triste destino toglie al dolce “odore delle stelle” per farla precipitare nell’inferno della cattiveria umana dove l’insensibilità e il cinismo di due uomini albanesi la trasformano, suo malgrado, in una bambola di carne e ossa. Il tema trattato dalla scrittrice è quella della schiavitù sessuale alla quale sono costrette giovani e belle ragazze straniere provenienti dall’Est Europeo, ingannate dalla malvagità di esseri privi di dignità e connotati umani e costrette a diventare giocattoli a disposizione di
subdoli uomini dalla doppia personalità che sfogano i loro repressi istinti sessuali su di loro. Ma il destino seppur duro e beffardo alla fine si colora di rosa grazie alla nascita di un figlio che la spinge a ribellarsi per amor suo a questa situazione di schiavitù e a chiedere “asilo” in un istituto di suore. Anche in questo racconto la scrittrice narra di una storia attuale dove la povertà di valori più assoluta, si mescola alla triste esistenza di donne trattate come “bestiame del sesso”. Maria Grazia Distefano in queste “pagine di vita” conduce il lettore per mano, lungo un cammino ricco di colpi ad effetto, dove stupidi stereotipi, crisi di coppia, crisi economica e tanti altri aspetti ancora, vedono come protagoniste donne che con le loro paure, incertezze, diffidenze, contraddizioni, sogni, dimostrano di essere canne al vento piegate sì, ma mai spezzate. A testimonianza della loro indomabile forza di vita.
 

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