LA RECENSIONE: "Non c'è spiranza chiù pi li me ciuri" di Agata D'Amico."

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Dopo le raccolte liriche siciliane “ Si fussi na’ rosa” e “Aspittannu”, la poetessa Agata D’Amico (nella foto di G.De Gregorio, con A.Patti) ha presentato la sua terza fatica: “Non c’è spiranza chiù pi li me ciuri”. Lo ha fatto al Centro culturale “V.Paternò-Tedeschi”, alla presenza dei suoi nuovi e vecchi estimatori.    Si tratta di un libricino di appena 22 pagine, corredato da alcuni semplicissimi disegni di Mariella Facciolà.   Agata D’Amico, è oggi una delle voci poetiche più accreditate della poesia dialettale a Catania. Le sue pubblicazioni, fascicolate e di poche pagine, sono piccole perle preziose per stile e contenuto. Introdotta negli ambienti della poesia dialettale dal compianto poeta Turiddu Bella,  in quella raffinata fucina letteraria che fu Arte e Folklore di Sicilia ha completato la sua maturazione. Contrariamente al titolo apparentemente pessimistico, quasi tutte e liriche contenute in questo opuscoletto lasciano sempre un varco alla speranza. Il relatore, il poeta e scrittore Alfio Patti, lo ha ben evidenziato nel suo intervento, aggiungendo, tra l’altro, come il tema dell’amore continui a essere predominante e ben alimentato nella poesia della D’Amico. Le contraddizioni certo non mancano, ma alla fine, il filo conduttore è e resta solo uno: la ricerca di quell’amore metaforico, ideale, in grado di colmare (ma non appagare del tutto) i vuoti dell’anima:  Si dui cori sunu in sintunia/ scavalcunu muntagni/ ridunu cantunu/ pirchì l’amuri è forza/ gioia, musica…/ E’ ciauru di la vita./ (Sinsazioni).Ma la vita è una continua lotta, la poetessa ne è cosciente: si perde, si vince, si tocca il fondo,  ma a volte basta poco per invertire la rotta e rivedere uno sprazzo di luce: “Ti vulissi diri…/ quannu lu ventu ciuscia a lu cuntrariu/ e jetta li spiranzi comu fogghi,/ bastassi na carizza/ e li spiranzi da tempu suttirrati/ aggigghiunu, ritornunu a ciuriri./( Na cuntinua lotta).

 

 

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