DALLA STORIA DI CATANIA: "LA TOPONOMASTICA NON CONVENZIONALE"

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La Toponomastica è il “Biglietto da visita” di ogni città. Guardando al lato umoristico, noi catanesi usiamo appioppare soprannomi non solo ai personaggi più strani ma anche alle vie, ai luoghi, e perfino alle contrade. In quest’ultimo caso, per ragioni pratiche diventa quasi necessario farlo. Il motivo secondo il quale piazza Bovio è anche conosciuta come ‘U Chianu ‘i malati e Piazza Mazzini ‘U chianu ‘i Sanfilippu è più o meno noto, ma c’è molto di più. Catania è ricca di Toponimi convenzionali. Unni ni viremu stasira!!?, Virèmini e’ quattru canti; ddi dda appoi addizzamu vessu piazza Teatro. Questo oggi. Fino agli anni ’90 dello scorso secolo la denominazione conosciuta era Piazza Teatro Massimo. Prima ancora, ‘U chianu ‘i novaluci. Si chiamava così, intorno alla metà dell’800, quello che oggi consideriamo il centro nevralgico della movida catanese. Cambiano i tempi, cambiano le abitudini e…cambiano i toponimi. Basta dare uno sguardo ai quartieri oltre che al Centro Storico. Un toponimo convenzionale può nascere da un semplice punto di incontro abituale, da un locale, da un proprietario frontista o da un monumento: Viri ca scinnu ‘a frimmata do’ Re a cavallu (Piazza Roma).‘ A bbiviratura era un luogo dove anticamente ci si incontrava per svariati motivi; diventò Largo Barriera prima e ‘U Rumìla (titolo avveniristico di un bar-ristorante) dopo. Oggi è E’rui Obelischi anche se sarebbe più corretto chiamarlo col suo vero toponimo: Largo Giuseppe Catanzaro (dal graduato fatto ingiustamente fucilare dai nazifascisti davanti all’obelisco di destra).

La via del Bosco, fino a quando rimase basolata, era ‘A Strada ‘ntacchi ‘ntacchi. Ni viremu ‘o ponti, si diceva fino allo scorso anno. Ora che il ponte non c’è più: Ni viremu ‘o Tunnu giueni, unni c’era ‘u ponti.  ‘A cchianata ‘e Cappuccini resta il toponimo di gran lunga più conosciuto perché vi si svolge ogni anno uno dei momenti clou della festa di Sant’Agata; ma per tutti gli altri giorni dell’anno quel luogo è anche  ‘A cammira ‘i cummecciu e, proseguendo più avanti, ‘O grattacelu.‘ O Caitu, luogo ben conosciuto dai giovani bagnanti catanesi d’un tempo, adesso è ‘E cimineri. Se i nostri nonni chiamavano l’odierna Piazza Carlo Alberto,‘U Pracchiu, per noi invece è ‘A Fera. L’avvulu Rossu”,‘U cussuU Buggu, I chianchi, ‘A Piscaria, 'A Potta Jaci,‘ U futtinu, San cristofulu, A civita, tanto per citare alcuni luoghi-simbolo della città, sono universalmente conosciuti. Non parliamo de I tri canceddi solo per questione di scaramanzia. Passare ppa Strata ritta o Stesicorea, antiche denominazioni di Via Etnea, è per noi catanesi il piacere più grande; la tradizione per antonomasia, il rito. Lo hanno detto e scritto storici e letterati di tutto il mondo. Dritta come un dardo da Porta Uzeda al Tondo, su per le pendici sale una delle più belle strade al mondo, sono i versi che il poeta Leo Mezzadri le dedicò. Per la città che si espande, nuovi toponimi convenzionali nascono. Due sono i punti di riferimento che caratterizzano la Circonvallazione: ‘A Sicilia nel lato Est;‘ O Policlinicu in quello Ovest. Per i catanesi ‘U Viali” è solo uno: Il viale Mario Rapisardi. Ecco per la scogliera una nuova denominazione: ‘A strata de maratoneti. In tutte le ore della giornata in questa arteria si corre avanti e indietro per allenamento o per perdere i chili di troppo.

Nella foto Porta Garibaldi, ovvero " 'U Futtinu". 

Pubblicato su "La Sicilia" del 29.08.'14.

 

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