Spending review - Come si trasforma la Sanità

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Tagli alle province, tagli alle dotazioni organiche della pubblica amministrazione, tagli agli uffici giudiziari, al pubblico impiego, al patrimonio e alle società pubbliche, tagli ai Ministeri, agli enti territoriali, all’istruzione e alla sanità. C’è n’è per tutti i gusti nel decreto legge sulla "Spending Review", tecnicamente "Disposizioni urgenti per la riduzione della spesa pubblica a servizi invariati". 7,9 miliardi di euro in meno tra quest’anno e il 2014. Sono questi i numeri più pesanti dovuti anche all’effetto della manovra dell’estate 2011, che colpiscono la sanità: un colpo inferto all’acquisto e alla fornitura di beni e servizi (-5%), alla spesa per i farmaci, che costringerà le farmacie, ad aumentare lo sconto al SSN, passando per la riduzione della spesa per i dispositivi medici (-5%), a quella per l’acquisto di prestazioni sanitarie da parte di soggetti privati accreditati.

"Razionalizzazione" o "definanziamento" la chiama il ministro della Salute Renato Balduzzi, precisando che non si tratta di una "riduzione dei servizi". Difficile da credere, visto che circa 7000 posti letto pubblici in meno negli ospedali, a partire dal 2013, nell’obiettivo di raggiungere quota 3,7 posti letto ogni mille abitanti, piuttosto che 3,9, portano inevitabilmente a pensare ad una riduzione dei servizi, anche se, si legge nel comunicato del Governo "la riduzione non incide in alcun modo sulla quantità di servizi erogati...", ma "mira a migliorarne la qualità e l’efficienza".

Non bastano le critiche del mondo sanitario, prime fra tutte quelle dell’Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani e di Federfarma, che parla di 20 mila posti in meno nella farmacie italiane e di trattenute troppo pesanti (per protesta le farmacie dovrebbero essere chiuse il 26 luglio), né quelle delle regioni che sono sul piede di guerra ed entro novembre dovranno mettere a punto atti di programmazione per i prossimi 3 anni, le misure della spending review hanno comunque avuto l’ok da parte di Ue, Bce e Corte dei Conti. Un provvedimento "molto apprezzato" è stato definito dalla Commisione europea perché "in linea con le raccomandazioni specifiche per l’Italia".

Neanche la "premialità" per le regioni virtuose e la non chiusura dei piccoli ospedali, di cui parla il ministro Balduzzi, hanno fatto digerire il boccone amaro.

Tagli anche al settore "ricerca" che hanno suscitato le reazioni dell’Istituto nazionale di Fisica Nucleare, nonostante il ministro all’Istruzione Francesco Profumo auspica che "in fase di conversione del decreto ci sia un recupero di fondi". In proposito, dure le parole del presidente dell’Istituto Fernando Ferroni: "si penalizza la qualità e l’eccellenza, distruggendo la possibilità, come Paese, di partecipare a grandi progetti internazionali e di ottenerne la leadership. Se l’Italia vuole uscire dalla crisi – continua – la scienza non può essere un problema contabile".

E invece sono proprio i problemi contabili a portare alla soppressione dell’Inran, l’Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione.

Dalla Sicilia sono arrivate forti le proteste della Cisl Medici Sicilia che col "Sanità day" denunciano una scarsa attenzione del governo nazionale rispetto alle politiche dei servizi sanitari regionali. Ciò che si aspettava dal decreto era un "indirizzo", piuttosto che un taglio.

Impensabili ulteriori riduzioni anche per l’assessore regionale per la Salute, Massimo Russo, che invita il Governo a considerare gli sforzi già compiuti nel settore dalla nostra regione che, col Piano di Rientro, nel 2011 ha già recuperato circa 600 milioni di euro accorpando presidi ospedalieri e riducendo di 2200 unità i posti letto.

Silvia Calanna

 

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