Quelle maledette barriere architettoniche

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Viva la città a misura d'uomo, dove poter usufruire delle bellezze dei luoghi, sia pubblici che privati, più belli della città dove si vive, senza maledire la malasorte che ti ha fatto nascere "pigmeo". Disabile impedito a "godere" pienamente delle meraviglie di musei, di teatri, di uffici pubblici, di Vie cittadine architettonicamente incantevoli a causa dell'assenza di ascensori a norma di legge o della presenza di scale che diventano montagne insormontabili da superare. Una condizione di disagio in cui vivono un numero elevato di cittadini costretti a far uso di stampelle o, ancora peggio, a far uso di " una sedia di lillà" come cantava alcuni anni fa il cantante italiano Alberto Fortis. Comunque sia, stare seduto su di una sedia a rotelle volendo può avere dei vantaggi, come il non stancarsi o vedere il mondo dal basso verso l'alto. Nonostante queste "comodità", onestamente esistono anche diversi svantaggi, quali la difficolta a scendere e salire da quasi tutti i marciapiedi o fare slalom tra le autovetture di cittadini normodotati poco civili. Una tranquilla maggioranza di brava gente che disconosce che esistono delle leggi che regolano questo caos. Tra queste ricordiamo la legge  9 gennaio 1989 n. 13, che prevede "Disposizioni per favorire il superamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati". La legge recita che la costruzione di nuovi edifici avvenga con "tecniche necessarie a garantire l'accessibilità, l'adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica, sovvenzionata ed agevolata". All'art.1 comma 3, la legge prevede che la progettazione deve essere effettuata con "accorgimenti tecnici idonei alla installazione di meccanismi per l'accesso ai piani superiori, ivi compresi i servoscala" ed altre soluzioni  in grado di assicurare a tutti, non solo ai disabili con problemi di deambulazione ma anche a donne incinte, anziani e "normodotati", momentaneamente prestati al delizioso mondo dei disabili perchè infortunati, la fruibilità di ogni edificio. Secondo recenti statistiche effettuate dall'Unione Europea sono circa tre milioni gli italiani praticamente "reclusi" a causa della presenza di barriere architettoniche. Se consideriamo che le prime normative in materia di barriere architettoniche sono state emanate alla fine degli anni '60, ci rendiamo conto come il problema sia di vecchia data e, nonostante da allora siano stati emanati più di 45 provvedimenti legislativi, il problema rimanga ancora insoluto in tutta la sua gravità. Per onestà intellettuale bisogna riconoscere che rispetto al passato tanto è stato fatto e l'impatto culturale con il problema è diverso. Ma il cammino è ancora lungo e per chi, come chi scrive, il mondo è ancora troppo pieno di "ostacoli" d'ogni genere, l'attesa è snervante. Ricordando che la normativa più recente in materia di barriere architettoniche è rappresentata dal Testo Unico sull'edilizia n° 380/2001, che nella parte II Capo III, emana delle "disposizioni per favorire il superamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati, pubblici e privati aperti al pubblico", si evince facilmente che le leggi che prevedono l'abbattimento delle barriere architettonoche per tutelare i soggetti disagiati esistono peccato che, il più delle volte, non vengano applicate. Uno sfregio nei confronti di chi, nella roulette della vita, non ha pescato il numero vincente.

 

Antonio Nicolosi



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