Racconto breve: "Per un pezzo di pane"

Share

 L’odore del disinfettante mi fa venire la nausea. Possibile che nessuno si accorga di quanto pungente e fastidioso sia? Cammino lungo il corridoio e penso che questa sarà l’ultima volta che lo respiro. Da domani sarò libero. Libero di non mettere più piede in questo covo di vite spente, molli, flaccide carni e nervi sfibrati.

Dietro ad ogni passo, sotto la luce dei neon, però mi chiedo se voglio davvero non ritornare mai più.

Quando padre Luca me lo ha proposto avrei potuto oppormi ma non l’ho fatto. Rubare i soldi delle offerte ai piedi della madonna del Santo Rosario, lo ammetto, è stata una gran vigliaccheria. I suoi occhi li sentivo addosso come cavallette.

 Per un pezzo di pane  ho sussurrato, sapendo di mentire.

Mi sarebbero serviti, invece, per una banale ricarica al telefonino. Ho sedici anni, cavolo, non posso essere tagliato fuori dal gruppo. Mio padre se n’è andato di casa tre mesi fa, mia madre col suo lavoro in fabbrica a stento riesce a pagare l’affitto.

Li ho presi. Le mani tremavano mentre lo facevo, ma li ho presi lo stesso.

Padre Luca ha avuto la pazienza di aspettare. Lo ha fatto per tre giorni esatti e quando mi ha visto entrare nella sagrestia ha detto:

 Finalmente. Ti stavo aspettando.

Tre giorni per rimuginare, tre giorni per ravvedermi, tre giorni intossicati dal marcio che la vita da qualche tempo mi regala.

Due mesi, giù, alla casa per anziani San Damiano. Lo ha detto con una calma che ho sentito arrivare in faccia come la polvere respirata tante volte all’oratorio durante una partita di calcio.

Offrirai il tuo tempo, due ore due volte la settimana.

Non ha detto altro, ha alzato lo sguardo e la sua risolutezza è bastata a convincermi.

Adesso cammino nel corridoio, nel mio presunto ultimo giorno qua dentro, e sbircio dentro le camere dei degenti. Qualcuno mi vede e, come può, solleva un braccio in segno di saluto.

Odore di disinfettante a parte, qui ho trascorso pomeriggi interessanti. Ho trovato un incrocio di anime, di storie senza ingorghi, tutti, forse, alla ricerca del loro pezzo di pane per sopravvivere a una vita magra. Ho trovato la saggezza di Luigi poggiato al suo bastone, l’ironia di Gianni e l’illusione di essere stato in passato uno sciupa femmine, la fragilità di Lucia che si consuma nell’attesa che venga sua figlia a prenderla per portarla a casa sua, la memoria di Checco e i suoi racconti circa la Grande Guerra, quando lui era ancora un bambino. Ho trovato gli altri e, inaspettato, ho trovato me stesso riflesso nei loro occhi. Ho trovato quel pezzo di pane che tutti cercano per soddisfare la fragilità della fame, che rende uomini senza sapere quanto ognuno può essere per l’altro sostegno, anche se nella sola condivisione delle briciole rimaste.

Cammino nel corridoio e penso che in fondo potrei imparare a sopportare l’odore pungente del disinfettante. Supero la porta a vetri che separa le stanze di degenza dall’area ricreativa ed esclamo:

Buon pomeriggio!

Melina sobbalza e le scivola una carta dal gruppo di tre che tiene in una mano, Angelo stacca gli occhi dallo schermo del televisore per posarli su di me, Aristide chiude e ripiega in grembo il giornale che stava leggendo. Un’onda m’investe, sorrisi e applausi mi pizzicano la pelle e allora decido che sì, imparerò a sopportare l’odore del disinfettante.

 

Informazioni aggiuntive