CASA DELLA CULTURA: COMMEMORAZIONE DI ALFREDO DANESE.

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Lunedì 23 luglio alle ore 16.30 presso Il Palazzo della Cultura (V. V. Emanuele n.121-Catania), a tre anni della scomparsa, verrà ricordata la figura umana e artistica del poeta,  regista e autore teatrale Alfredo Danese. Conduce, l’attore e regista Gianni Sineri. Saranno presenti personalità del teatro e della cultura catanese.


Alfredo Danese( Catania 1916-2009) fu un artista poliedrico. Si dedicò prevalentemente, come attore, regista, scenografo e commediografo, al teatro. Appassionato della poesia dialettale catanese, fondò nel 1975 il Circolo culturale “Arte e Folklore di Sicilia”. Per quasi quarant’anni, questo sodalizio, con annesso salone teatrale, fu sede di incontri, dibattiti e confronti tra i migliori poeti dell’isola, contribuendo non poco, grazie anche al periodico contestualmente pubblicato che gli permise di instaurare un filo diretto con la lontana Australia”, al rinnovamento della letteratura siciliana già avviata nel secondo dopoguerra. Danese fu tra fondatori del “Cral” comunale che proprio nei locali dell’Ex monastero di S. Placido (oggi palazzo della cultura), trovò per alcuni decenni ospitalità.

 

Quella per il teatro fu una passione che coltivò con grande amore e immensi sacrifici.Scrisse e tradusse opere che portò in scena oltre che per tutta la Sicilia, anche a Napoli dove conseguì molti riconoscimenti.

 

Iniziò precocemente, a otto mesi, allorquando il puparo Gregorio Grasso del Teatro “Sicilia” lo fece esordire nei panni di Gesù Bambino”. E l’odore di quelle polverose tavole, certo, per il piccolo, dovette risultare “fatale”. Di quel teatro “Sicilia” e dei suoi dintorni nel cuore del Centro storico catanese, Danese realizzerà uno schizzo in inchiostro di china che possiamo considerare un suggestivo quadretto storico-pittorico. Come avvenne per tutti gli attori catanesi  dell’epoca d’oro del teatro popolare siciliano, il piccolo Alfredo cominciò a “maniari” i pupi. La sua vena artistica fu pregna di sagace ironia. Sia come interprete che come autore, rappresentò alla perfezione quella spontanea catanesità che non è soltanto prerogativa degli strati popolari cittadini.

“Il catanese-diceva Danese-per sua natura è un attore nato sulla scena della quotidianità”, e come non dargli ragione? Egli stesso nei suoi lavori ne descrisse vizi e virtù. Tra le tante farse e commedie dialettali da egli scritte e interpretate, ricordiamo le più famose “’U Ruppu da Cravatta” e “Cosi de pazzi”. “U suldatu uccazzaru” venne rappresentata invece in versione musicale. Danese ebbe un ottimo rapporto con la musica siciliana. Suoi testi ancora inediti sono gelosamente custoditi dal figlio Gaetano; testi che compose nel periodo in cui il Gruppo Folkloristico che operò in seno alla sua compagnia fu particolarmente attivo.

Danese ha avuto anche delle brevi parentesi cinematografiche: nel “Mastro Don Gesualdo” e, in tempi più recenti, ne “Il commissario Montalbano”.

A ottant’anni suonati, realizzò il libro di poesie “Non vogghiu ca s’astuta”, un autentico testamento che è anche un bilancio della sua vita.

Il suo eccessivo divagare tra un campo e l’altro dell’arte forse finì per nuocergli. Avrebbe certo meritato di più, in quanto a fortuna, rispetto a ciò che ha seminato; i posteri sapranno comunque rimettere nel piatto della bilancia il giusto peso.

Scrive la giornalista Silvia Calanna che raccolse le sue ultime interviste: “Alfredo Danese è scomparso a 93 anni, ma solo dopo averlo ascoltato si capisce perché continuano a chiamarlo “Maestro”.

 

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