GIOVANNI TESIO, UN POETA PER AMICO

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Giovanni Tesio(nella foto) è ordinario di letteratura italiana all’Università del Piemonte Orientale “A. Avogadro”, sede di Vercelli. Ha pubblicato alcuni volumi di saggi (l’ultimo, “Novecento in prosa”, nel 2011), antologie, monografie, curato testi, tra cui la scelta dell’epistolario di Italo Calvino “I libri degli altri”(Einaudi). Da più di trent’anni collabora a “La Stampa” e a “Tuttolibri”. E’ condirettore della collana “Biblioteca del Piemonte Orientale” e della rivista “Letteratura e dialetti”. Per le edizioni Interlinea ha curato la recente autobiografia di Sebastiano Vassalli “Un nulla pieno di storie”. Lo abbiamo incontrato per una brevissima intervista “a caldo”: appena tre domande sul tema della poesia; tre curiosità scaturite dalla presentazione del libro “I più Amati” presentato lo scorso maggio a Catania, nella libreria Cavallotto di Viale Jonio.  

 -Esiste in Italia una crisi della poesia? Insomma: la poesia si legge o non si legge; e se si legge, perché si legge?

 “Io sfaterei la leggenda secondo cui la poesia non si legge: La poesia si legge, invece, più di quanto non si pensi. Si, è vero, i libri di poesia nella quantità si leggono poco, però vi sono alcuni poeti che vengono letti eccome”.

 -Cosa può rendere attraente la poesia in un mondo globalizzato come il nostro?

 “Al di là delle vicende editoriali che possono riguardare la poesia, la poesia va letta e interpretata. Mai trattarla con superficialità. Essa deve avere la possibilità di esprimere la sua oralità e vocalità”. Più si legge e meglio si comprende. L’incidenza della società nella poesia è sempre stata importante, se non, addirittura, determinante. Ricordiamoci sempre che la società è una realtà con la quale misurarsi quotidianamente. Le sollecitazioni sono tante: i conflitti, le ferite, i gravi disagi generano riflessioni che facilmente possono tradursi in poesia di ottimo livello.”

 -Un messaggio per i giovani che si accostano alla poesia?

 “Io preferirei che volessero soprattutto leggerla prima di comporla. Vorrei tanto che le due cose non andassero disgiunte ma che camminassero sempre di pari passo. Personalmente sono dell’avviso che non ci sia buona poesia senza una buona lettura di poesia”.

 

 

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