CONFERENZA DI ALFIO PATTI AL CENTRO CULTURALE "V.PATERNO'-TEDESCHI": "Il tempo nella poesia siciliana"

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Se c’è un problema che attraversa l’intera storia dell’uomo, questo è il problema del tempo. Un problema, s’intende, filosofico, di cui si continua a parlare senza tuttavia riuscire a carpirne i segreti. Al tempo si è ispirato l’uomo sin dai primordi, proprio perché ad esso è legato per destino. Il tempo è lineare, l’uomo lo attraversa occupandone solo un breve segmento. Non c’è una definizione, non può esserci; per tale motivo resterà per sempre, quello del tempo, un affascinante mistero che ci sovrasta.Di questo argomento lo scrittore e poeta Alfio Patti ( nella foto) ha parlato nel corso della conferenza Il tempo nella poesia siciliana organizzata dal Centro culturale “V.Paternò-Tedeschi”. Scrittori, Filosofi, Scienziati, artisti e poeti, ognuno, sul tempo, ha espresso una propria posizione: impossibile citarli tutti. Patti perciò ha preferito limitare il suo excursus ai soli poeti siciliani, dando un saggio della sua preparazione costruita pazientemente attraverso i certosini studi compiuti nel  mare magnum della letteratura isolana. Il periodo esaminato va dal Sec. XIII  fino al 1848. I poeti citati dallo scrittore di San Gregorio, hanno una concezione del tempo spesso diametralmente opposta tra loro. Solo pochi tratti del loro pensiero coincidono. E questo una volta di più ci fa comprendere quanto vasto e inafferrabile sia il concetto del tempo.

 Re Enzo, figlio naturale di Federico II, lo Stupor mundi, per la sua avventurosa e tormentata esistenza è diventato un personaggio leggendario. “Nel 1249-racconta l’oratore-fu sconfitto dai bolognesi nella battaglia di Fossalta; catturato, fu condotto in catene a Bologna dove visse il resto della sua vita in una sorta di prigionia dorata”. Celebre le sua poesia Tempo vene che sale a chi discende dove il poeta filosofeggia  sul modo di comportarsi nella vita  e come migliorarsi nel tempo. Secondo Re Enzo, vi è un tempo per ogni cosa: “Un  tempo per ascoltare, uno per parlare e uno per tacere”.

A cavallo tra il 1400 e il 1500 incontriamo invece il catanese Bartolomeo Asmundo( 1480-1530), famoso nella storia letteraria per essere stato il poeta che inventò la forma metrica dell’ottava. Il suo concetto del tempo lo espresse in modo fortemente intimistico. Patti recita le due ottave: Affannu non fu mai tantu, ne taliDi mali in peiu mi portunu l’anni. In entrambe le composizioni, Asmundo, pur sostenendo che col passare del tempo ogni cosa tende a trovare un proprio equilibrio, esprime pessimismo sulla propria condizione di vita: “(…) lu tempu muta e cunsuma l’usanza, e si muta ed ha fini ogn’aspru mali: Ma non lu miu, chi ccu lu tempu avanza”.   

Diversa la posizione del marsalese Filippo Zizzo. Vi è in questo poeta una posizione escatologica. Qui il concetto del tempo sconfina nell’eterno. Zizzo è un poeta incolto, fa il contadino ma è fortemente incline alla riflessione esistenziale che lo porta fuori dai confini della realtà. “La poesia L’anima dannata, altro non è-asserisce Patti- che una corsa nel tempo per purificarsi dai peccati. Ciò deve avvenire per tempo, prima che sia troppo tardi.”

Dello stesso avviso sembra essere-infine-Salvatore Adelfio, autore de L’avvertimento. Ma il tema trattato da questi è però profondamente diverso. Il suo non è un tema religioso ma politico. Risale al periodo delle rivoluzioni anti-borboniche per la riconquista della libertà.  “Il tempo va colto per tempo, e chi ha tempo non aspetti tempo-ammonisce Adelfio”. Di fatti, col passare infruttuoso del tempo,  l’occasione propizia spesso è destinata a sfumare.  

 

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