PILLOLE DI STORIA UNITARIA: Martino Speciale, uno sconosciuto eroe del Risorgimento italiano.

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 Le celebrazioni, i trionfi e le (non poche) polemiche per questo centocinquantenario hanno trascurato i  personaggi che hanno dato il loro prezioso contributo alla causa unitaria, ma di cui abbiamo perso le tracce. Occorre fare giustizia, ricordando il  loro nome e la loro vicenda umana e politica. Uno di questi è senza dubbio l’avv. Martino Speciale, di Catania. Nato nella città etnea nel 1827, da giovanissimo cominciò a poetare trattando temi invisi al governo borbonico e per questo fu spedito ad Acireale in regime coatto.Scrivere carmi di contenuto patriottico era allora un’esercitazione letteraria abbastanza comune, e questo a dispetto dei risultati artistici che si potevano conseguire, ma il fatto che il Nostro abbia continuato sulla strada dell’opposizione con coerenza e caparbietà, dimostra che non si trattava di un’ubriacatura giovanile, ma di una precisa linea di condotta da perseguire ad ogni costo.

 Ad esempio, conseguita la laurea in Giurisprudenza, dopo l’annessione del 1860 questa gli fu revocata, ma tornò a conquistarla una seconda volta. Fu parte attiva dell’insurrezione del 1848 sia come organizzatore che come artefice, distinguendosi nei fatti d’arme e per questi meriti il Comitato di giustizia lo dichiarò “benemerito della patria”. Fu tra i combattenti che nel 1849 ripresero le armi per fronteggiare l’offensiva borbonica e nel decennio che precedette la spedizione dei Mille svolse a largo raggio la sua attività di cospiratore, aderendo ad un comitato segreto rivoluzionario che s’ispirava ad un programma strettamente mazziniano. Strinse rapporti con Nicola Fabrizi  a Malta e con gli esuli siciliani a Genova, Pisa, Firenze e Napoli.La missione preparatoria del Crispi a Catania, il 4 agosto del 1859 lo vide in  prima linea partecipare al partito d’azione che agevolò la discesa di Garibaldi. Così come continuò ad essere in prima linea durante i tumultuosi avvenimenti che si dipanavano nella parte orientale dell’isola, a far da supporto all’avanzata inarrestabile del Generale ad Occidente. Riuscì a sfuggire all’arresto ordinato dal principe di Fitalia e in quel fatidico 31 maggio lo troviamo a combattere tra le mura di Catania. Durante il governo dittatoriale ricoprì importanti cariche.Partecipò alla guerra del 1866, distinguendosi in battaglia a Montesnello e a Bezzecca, preferendo combattere da soldato semplice al fianco di Garibaldi e fu promosso caporale per merito di guerra. Purtroppo gran parte della documentazione  cui si fa riferimento è andata distrutta nell’incendio del Municipio di Catania del 1944, e quindi solo l’affettuosa memoria di chi gli fu parente ne ha preservato nel tempo alcuni frammenti. Conseguita l’unità con sforzo e notevole sacrificio, lo Speciale non si sottrasse al dovere di prestare la sua opera di giurista e di uomo di Stato per realizzare gli ideali per cui aveva combattuto da soldato e da cospiratore: fu deputato al Parlamento nazionale per ben sette legislature, ed anche in questo campo  molte furono le iniziative e le azioni da lui intraprese. Così tante che possiamo farne solo un parziale elenco, a titolo esemplificativo.“Oratore fecondo, sono memorabili i suoi discorsi pronunciati alla Camera per il trasferimento della Capitale da Torino a Firenze, sulla sistemazione del porto di Catania, sulla pubblica sicurezza; ricoprì importanti cariche parlamentari come: componente la Giunta delle elezioni, Segretario o Vicepresidente negli Uffici; commissario o relatore in molti progetti di Legge relativi alle province di Catania e di Siracusa; commissario nel progetto di legge del Codice Penale Militare Marittimo; proponente la riforma dell’ordinamento giudiziario; segretario e componente la Commissione del progetto del Codice Penale per il regno d’Italia, ricevendo dappertutto manifestazioni di stima e di consenso anche da altre parti politiche. Fu due volte Segretario Generale della Pubblica Istruzione, spendendosi sempre per la libertà d’insegnamento, dando il suo appoggio alle associazioni dei più bisognosi: dei sordomuti, degli operai. Da avvocato difese sempre, gratuitamente  e a viso aperto tutti gli accusati politici rei di avere amato la Patria. Propugnò la libertà di stampa e la difese in tutti i dibattiti, cooperando alla fondazione di due testate democratiche: Il Popolo d’Italia e La Lega della Democrazia... “  Così recitava un opuscoletto elettorale propagandistico per la candidatura dello Speciale, presieduto da Gioacchino Paternò Castello Biscari. Un elenco infinito di meriti, di benemerenze, di cariche pubbliche conquistate sul campo e con estrema dedizione ed operosità. Perfino Garibaldi fece sentire la sua voce, asserendo che lo Speciale “sempre rappresenterà Catania e l’Italia degnamente”Di quanti uomini politici attuali potremmo dire le stesse cose?  

                                                                                                      

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