PILLOLE DI STORIA: Barriera del Bosco 1 "

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La IV Municipalità di Barriera-Canalicchio con i circa 20781 abitanti, territorialmente occupa la zona Nord di Catania collegando la città con i Comuni dell’hinterland. Il territorio presenta un patrimonio architettonico culturalmente importante. All’interno di questo patrimonio un posto rilevante l’occupano i ruderi del’Acquedotto Benedettino. Storicamente i monaci benedettini acquistarono, tra il 1593 e il 1597, due aree nella zona della Licatia, considerata un autentico serbatoio idrico. Una cinquantina di anni dopo, nel 1644 e sotto la direzione dell’Abate Mauro Caprara, iniziarono i lavori per la costruzione di un imponente acquedotto che attraversava quasi
tutta la città di Catania e della casa di villeggiatura e convalescenza dei monaci benedettini, oggi conosciuta come villa Papale. Una volta costruito l'acquedotto venne per contratto concesso al senato civico catanese in cambio della sua manutenzione. L’intento era quello di utilizzare l’acqua che esso portava non solo per i frati benedettini, ma anche per soddisfare il fabbisogno dei cittadini catanesi. Inoltre l’acqua sarebbe servita anche per l'irrigazione dei diversi Orti che si affacciavano a nord della città. Finalmente l’acquedotto avrebbe consentito ai cittadini catanesi un approvvigionamento idrico migliore. Così l’acqua prelevata dal fiume Amenano, dal lago di Nicito,
dalle cisterne e dai pozzi privati non divenne più indispensabile. (I "Due obelischi" tra i simboli dell'antica Barriera, in una vecchia foto degli anni '30 dello scorso secolo).

L’acquedotto benedettino, che si dipartiva dall’attuale Via Leucatia, continuava il suo cammino fino a piazza Cavour. Dalla Piazza l’acquedotto, che alimentava un lavatoio pubblico funzionante sino alla fine dell’800, si biforcava in due rami. Un ramo proseguiva per andare ad alimentare il parco dei principi di Biscari, mentre l’altro ramo attraversava vari quartieri per confluire poi nella “Botte dell’acqua” nel vano a cupola che serviva a dividere le acque necessarie al cenobio benedettino ubicato alla Cipriana a piazza Dante da quello destinato al fabbisogno degli abitanti della città. L’acquedotto,
utilizzato dalla città fino a tempi recenti per l’irrigazione di orti e giardini, dopo l’urbanizzazione di Catania, cadde in disuso. I ruderi        dell’ acquedotto benedettino oggi si possono vedere all’interno della zona umida e all’inizio di via Tito Manlio Manzella. Altri resti dell’acquedotto sono visibili all’interno del Parco Gioeni e nella parte alta di via Caronda in piazza Montessori. Altro sito di interesse archeologico è Monte San Paolillo. Abitato in epoca preistorica e ricco di sorgenti d’acqua, nel 500’ i monaci benedettini vi realizzarono le vasche di raccolta per il sistema idrico che forniva d’acqua il monastero dei Benedettini e la città di Catania. 

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