LA RIFLESSIONE: "PAROLA DI VITA 2014"

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Ed eccoci al nuovo anno. Anche a non volerci pensare, è questo scorrere degli anni a ricordarci che siamo in cammino. Ma in cammino verso dove? Verso quale meta? Credo sia questa, in assoluto, la domanda più seria e impegnativa della vita. Perché le cose sono due: o veramente c’è un “dopo”, oppure siamo destinati a finire nel nulla. Io penso che in tutti, anche in coloro che dicono di non credere, c’è il desiderio che la vita continui. Nell’uomo c’è qualcosa che si ribella all’idea di dover “scomparire”. Che senso avrebbe, infatti, vivere per poi morire definitivamente? Che senso avrebbe amare se poi dovrò perdere per sempre la persona amata?  

 

Da sempre, nella storia dell’umanità, l’uomo ha dato sepoltura ai suoi morti. Ciò si spiega col fatto che nell’uomo è presente la speranza che la morte non sia la realtà ultima.  Nell’uomo si trova una spinta infinita verso la libertà, la felicità, la vita, il futuro. Tutto questo non mostra che nell’uomo vi è qualcosa che si proietta oltre la finitezza e quindi oltrepassa anche i confini della morte?

Per chi crede nell’Aldilà, la morte diventa – come per i primi cristiani – la “nascita al Cielo”, o, come per Francesco d’Assisi “sorella morte”. Per chi crede invece  che l’ultima parola spetta alla morte, la morte è un assurdo, una beffa, un non-senso, il più grande fallimento della vita.

 

Per la Bibbia, l’uomo è l’unica creatura che Dio ha fatto a sua immagine e somiglianza. Dio quindi ama questa creatura. Ora, amare un essere equivale a dire: “Tu non morirai!”. Chi è amato da Dio non morirà mai più. È il suo amore che ci rende immortali!

 

Il Vangelo - la Buona Notizia - culmina con la risurrezione di Gesù.  Ma “Colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con la sua potenza” (1 Cor 6, 14). La nostra risurrezione, dunque, è fondata sulla risurrezione del Cristo. Ora, se siamo destinati alla risurrezione, a vivere in comunione con Colui che ci ha aperto la strada alla risurrezione, non possiamo non fare di Gesù l’unico fondamento della vita. Non certo a parole. Infatti – come ci ricorda Chiara Lubich nella Parola di vita di questo mese – “fondare la nostra vita su Cristo significa essere una cosa sola con Lui, pensare come Lui pensa, volere ciò che Lui vuole, vivere come Lui ha vissuto”.

 

Si obietterà: ma è difficile vivere come Cristo! Certo non è facile, ma neppure impossibile. Come per ogni atleta che vuole fare seriamente, occorre tanto allenamento. Basta incominciare. Magari faremo un passettino alla volta, ma non importa. Iddio, che legge nei cuori e sa di che pasta siamo, ci viene incontro in mille modi col suo aiuto. Se poi siamo uniti, ancora meglio. Scalare una montagna “in cordata” è più facile che scalarla “in solitaria”. Non ti pare?

 

 

                       A voi e ai vostri cari, felice anno nuovo! Rosario

 

 

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