La Carmen di Bizet: Uno straordinario capolavoro "dionisiaco"

Share

 

Carmen, dramma lirico in quattro atti su libretto di H.Meilhac e L. Halevy, tratta dalla novella omonima di Prosper Mèrimèe, è uno tra i capolavori maggiori di G. Bizet. La sua prima rappresentazione avvenne all' Opera Comique di Parigi il 3 marzo 1875. Inizialmente fu un insuccesso perchè l'opera rompeva la tradizione, presentando in scena un soggetto considerato “immorale”. Il pubblico era ancora impreparato ad una figura di donna così indipendente e "libera". Una vera e propria "femme fatale" provocante, sensuale, determinata e libera da ogni catena o legame. Successivamente la Carmen ottenne larghi consensi e un successo straordinario in tutti i teatri del mondo. L’opera, intrigante e passionale, venne definita dal grande Nietzsche in una lettera all’amico Peter Gast,“la migliore che ci sia!”. Ma perché la musica di Bizet lo aveva ammaliato ed entusiasmato così? Forse perchè nella “Carmen” Nietzsche vedeva l’incarnazione della sua filosofia, soprattutto la libertà. La libertà è proprio il valore e il pilastro portante dell’intera filosofia nietzscheana e dell’Uber – mensch o Superuomo e Carmen incarna appieno la “dionisicità”. Trionfo dei sensi, passione, gelosia, desiderio, ebbrezza, esaltazione, euforia, il tutto farcito da uno stretto e profondo connubio tra eros e thanatos. Un binomio indissolubile che la porterà alla distruzione e alla morte. Nietzsche scrive: “Come rende perfetti una tale opera! Nell’udirla si diventa noi stessi un capolavoro…Ogni volta che ascoltavo la Carmen mi sembrava di essere più filosofo…Questa musica mi sembra perfetta…Si è mai notato che la musica rende libero lo spirito? Mette ali al pensiero? E che si diventa tanto più filosofi quanto più si diventa musicisti?...”. Egli è fermamente convinto che “senza la musica la vita sarebbe un errore”. Il punto focale dell’intera opera è la concezione dell’amore esposta e interpretata dalla protagonista nella più celebre e intensa aria “Habanera- L'amour est un oiseau rebelle”. Un brano che decanta la leggerezza, la libertà, la fugacità e imprevedibilità dell’amore. Quest’ultimo è come un uccello ribelle, indomabile, che nessuno mai potrà ingabbiare e addomesticare. Se si chiama non risponde. Se si cerca non si trova. E’ figlio di zingari che non ha mai conosciuto un’educazione, né leggi. Si pensa di dominarlo ma non è così, ed è proprio in quel momento che scappa via all’improvviso lasciandosi dietro un vuoto incolmabile.

 

 

Informazioni aggiuntive