LUOGHI DEL CULTO AGATINO: IL TEMPIETTO BIZANTINO SCOMPARSO

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Era il 17 agosto del 1126 quando a ridosso delle rive del porto Ulisse avvenne la solenne consegna delle Reliquie agatine da parte del Vescovo Maurizio al Senato catanese. Le sacre spoglie della Vergine e Martire catanese, grazie ai due valorosi soldati Goselmo e Gisliberto, tornavano da Costantinopoli dopo essere state trafugate dal generale Bizantino Maniace 86 anni prima. L’evento piu’ atteso dai i catanesi non poteva rimanere senza una testimonianza tangibile, tant’è che nel punto in cui avvenne l’incontro, lo stesso anno venne eretto un tempietto votivo in stile Bizantino. Di esso purtroppo non vi è più traccia. Le calamità naturali e soprattutto la mano dell’uomo, lo hanno cancellato per sempre. Di questo monumento denominato Sant’Agata di Lognina prima e Sant’Agata le sciare in epoca successiva, si conosce ben poco; tuttavia la sua esistenza è certa com’è certo il luogo in cui venne edificato. Lo stesso Vescovo Maurizio nella sua preziosa epistola che ha consegnato per intero alla storia la cronaca dell’evento religioso, lo attesta. L’ubicazione esatta è al Rotolo,

 

nell’area che insiste tra vie Calipso e Ginestra. I ruderi,sopravvissuti alla devastante eruzione del 1381 che cancellò l’antico porto Ulisse, erano visibili fino ai primi anni 60; vennero successivamente abbattuti per fare posto a un asilo nido comunale. L’unica testimonianza iconografica rintracciabile (Si trova nella sacrestia della chiesa Santa Maria di Ognina) si deve all’incisore francese Jean Houel il quale, intorno alla metà del ‘700, immortalò i resti dell’abside e le  circostanti mura in un prezioso acquerello. Nel 1926,ricorrendo l’ottavo centenario della traslazione della Vergine e Martire, a ridosso dell’arco absidale allora ancora integro, venne collocata una lapide con la scritta: “Qui dove sostarono/fra plausi e lacrime di tenerezza­/ le ambite reliquie di Sant’Agata al ritorno da Costantinopoli/che avea voluto rendersi più grande dalla gloria immortale di Catania/Ognina esultante/nell’ottavo centenario di quel fausto giorno/presente un popolo commosso/in memoria pose”. Il Tempietto all’origine dovette essere di modeste dimensioni ma dotato,pare, anche di un ipogeo al suo interno. In tempi recenti, nel 1996, venne avanzata una proposta per la sua riedificazione nelle immediate adiacenze, ma l’iniziativa fallì. Unico risultato: la collocazione di un’altra lapide della quale, oltretutto, non si ha più traccia. Un vero peccato se si considera che Ognina, alla luce della storia documentata, è a tutti gli effetti da considerare un luogo del culto agatino.

 

Nella foto, l'acquerello dell'incisore francese Jean Houel.

*Pubblicato su "La Sicilia" del 17 Agosto 2015