LA FESTA DI SAN GIOVANNI BATTISTA TRA RITI E TRADIZIONI

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I giorni che vanno dal 19 al 24 giugno (San Giovanni) sono quelli nei quali il sole, raggiunta la sua massima inclinazione rispetto all’equatore, inizia la sua parabola discendente. E’ il periodo del solstizio d’estate. La parola solstizio deriva proprio dall’espressione Sol (sole) più Stat (fermo). Da qui il comune detto: Doppu Sangiuvanni, i jurnati vannu accuzzari. (Dopo Sangiovanni, le giornate si fanno sempre più corte). Sarà così fino a dicembre, per Santa Lucia, allorquando si verificherà il contrario.

Ogni cambiamento di stagione e ogni evento ad esse collegate, porta con sé riti e antiche consuetudini. Quelle tradizionalmente legate alla notte di San Giovanni (la notte delle streghe) sono ancora oggi praticate, sebbene in modi diversi a secondo i costumi locali, in vaste zone del pianeta. Sono riti divinatori e cabalistici secondo i quali è possibile individuare nella natura la chiave di lettura di singoli destini. Nella quotidiana lotta tra il bene e il male, è sempre la natura a fornire all’uomo gli antidoti contro i sortilegi; vale quindi il detto: Ppa notti di Sangiuvanni si cogghiunu cipuddi e agghi. Dalle nostre parti, la notte che precede il Dies Natalis del Battista possiede sempre un suo particolare fascino misterico. San Giuvanni non voli ‘nganni. Durante la nottata, i più scaramantici si dedicano alla raccolta delle erbe (Iperico, artemisia, verbena, ruta, alloro,ecc) appena bagnate dalla fresca rugiada. Secondo la tradizione, sarebbero in possesso di proprietà taumaturgiche in grado di scacciare il malocchio e guarire da possibili malattie. Nella marineria, le preghiere di “Sangiuvanni” servono a calmare le tempeste. In aperta campagna fanno la loro apparizione le gustose lumache anch’esse correlate alla cabala. Ppi Sangiuvanni si consumano cotte o crude purchè con “le corna di fuori” per mantenerne intatta l’efficacia esoterica. Per esprimere un desiderio affinchè la provvidenza possa esaudirlo, si accendono invece i falò. Danzando attorno al fuoco, si scacciano i tristi pensieri. Sciogliere una corda intrecciata dopo averla solo toccata, è la risposta positiva al quesito mentalmente posto per la soluzione di un problema che affligge. Per questo, basta una breve misteriosa preghiera pronunciata a “fior di labbra”. E per conoscere se un amore potrà essere corrisposto? Semplice anche questo. Basta versare del piombo fuso o dell’albume in una bacinella d’acqua per capire, dalla loro forma nel frattempo assunta, se ci sarà un lieto fine oppure no. Così al tempo delle nostre bisnonne. Superstizioni a parte, la festa del Sangiovanni è nota per la pratica del comparatico. A questa tradizione che in Sicilia viene simboleggiata dalla pianta di basilico, si legano ataviche consuetudini. Il comparatico nelle sue miriadi sfaccettature determina legami spesso indissolubili. Si comincia da piccoli: Amici semu, amici stamu, quannu veni a morti ni spartemu. Si, perché Mortu ‘u figghiozzu non c’è cchiù cumparatu si dice. Nei riti battesimali, il figlioccio erediterebbe perfino il carattere del suo padrino. Cummari e Cumpari sono tenuti insieme da un patto d’onore: guai a sgarrare. San Giovanni che è Santo severo e giustiziere potrebbe infliggere loro gravi punizioni come nella terribile leggenda Lu marinaru di capu fetu narrata agli inizi del ‘900 dal noto demopsicologo siciliano Salvatore Salomone Marino.