MAGGIO CATANESE

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Da un po’ di anni assistiamo al progressivo cambiamento climatico. Pioggia, vento e nebbia ci riportano all’inverno anche se siamo in primavera. Nell’aria, perfino gli odori sembrano risentirne. Una volta si diceva che fosse Marzo il mese “pazzerello”, perché “mentre usciva il sole si usciva l’ombrello”. Maggio, il mese considerato la porta dell’Estate, non è da meno. Gli esperti contadini ammonivano: “Cu puta ‘a Maggiu e zappa d’Austu non cogghi granu e mancu mustu”; vedremo quale proverbio tireranno fuori dopo l’eccezionale maltempo che si è abbattuto dalle nostre parti. In questa prima metà del mese, le precipitazioni sono state così abbondanti da indurre gli studiosi a frugare nel passato. Forse si saranno verificati altri casi simili. Di certo sappiamo che non molto tempo fa si verificò un caldo torrido da fare spavento. Quest’anno non si è trattato di semplici “Cacateddi di Majiu” come vuole la tradizione, ma di un evento sproporzionato. Vere e proprie “Bombe d’acqua” hanno messo in ginocchio il Paese. La Sicilia non ha fatto eccezione. A Catania e Provincia, in poco più di due giorni di intensa pioggia si sono ripresentati i soliti problemi. Non è una novità. Non solo. Il termometro è sceso ben al di sotto delle medie stagionali; l’Etna perciò ha continuato a indossare la solita “veste” di neve come a Gennaio. Un vero spettacolo anche per i turisti che lassù possono continuare ad ammirare un paesaggio fuori dal comune. “Maggiu, pi vistirisi pesanti ci voli curaggiu”, dice il proverbio; eppure l’impermeabile occorre tenerselo a portata di mano. Che sta succedendo? “Non si capiu cchiu’ nenti!....Chi vinni nautra vota ‘ u mmennu!??” I commenti ironici si fanno serrati sui social. C’è chi si scambia gli auguri di Natale. C’è pure chi indossa il cappello di Babbo Natale. Ci manca solo l’allestimento del Presepe. Giovanni afferma di essersi recato al supermercato per chiedere un panettone. Non sappiamo se l’abbia fatto davvero. “Tuoni, fulmini e saette”- osserva Elisa: “Benvenuto Novembre!”. E aggiunge decisa: “Il primo che si lamenterà per il caldo, lo picchio!” Melo invece è più poetico: “Tuttu cancia, macari ‘a natura. A Maggiu si sinteva profumu di acqua di Rosi; oggi…d’acqua di celu”. Già! Le rose sono il simbolo di questo mese considerato dai cattolici “ Mariano” per eccellenza. Dal primo all’ultimo giorno, nelle chiese si recita il Santo Rosario per celebrare la Madre celeste. Vale anche per i Santi. “Pi Santa Rita ogni rosa è ciuruta”. Ancora oggi, a Catania, nella chiesa di V.Vittorio Emanuele dedicata alla Santa Umbra il 22 Maggio si fa festa. Le donne, soprattutto, indossando il tradizionale Saio devozionale si recano ad acquistare le odorose rose bianche(Rose di Santa Rita), da riporre ai piedi dell’altare. I rivenditori non mancano. Nella prima metà dello scorso secolo, le funzioni dedicate alla Madonna erano molto più sentite e partecipate. In quasi tutti i luoghi di culto della città si cantava: “Ti Salutiamo Vergine” e “L’Ora che è Pia”, celebri motivi simbolici di devozione alla Madonna. In questo periodo i bambini, dopo mesi di Catechismo, attendevano con gioia di ricevere i Sacramenti della Prima Comunione e della Cresima. Nelle famiglie i preparativi all’evento erano frenetici. Ma ai riti religiosi si sovrapponevano quelli laici e cabalistici. Per i napoletani, Maggio è sempre stato il mese ideale per i traslochi; ciò perché il sole che illumina le case è considerato di buon auspicio. A Catania, il detto: “Maggiu, è ‘u misi unni arraggiunu ‘i scecchi” ha finito per influenzare diversi usi. Va detto che nelle pratiche di divinazione, il ragliare di un asino era considerato assai nefasto per la sua cadenza lamentosa. Pertanto, anche sposarsi in questo mese poteva rivelarsi di cattivo augurio. Per i più scaramantici ancora è così.“Sposa Majiulina, non si godi la curtina.” (La donna che si sposa a Maggio, è destinata a non godere a lungo il proprio talamo nuziale) lo dicevano gli antichi.

 Pubblicato su La Sicilia del 19 Maggio 2019

Nella foto "Allegoria di Maggio"