IL CARRUBO

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Il carrubo (Ceratonia siliqua) è un albero sempreverde maestoso che può raggiungere un'altezza di 10 m. La sua fitta chioma offre ombra in luoghi aridi dove cresce bene anche con scarsità d'acqua. Ha foglie robuste, molto scure e piccoli fiori verdastri riuniti in grappoli. I frutti, detti carrube o vajane, sono baccelli lunghi 10-20 cm. spessi e cuoiosi, dapprima verdastri, marroni alla maturazione. Presentano una superficie dura, polpa carnosa e zuccherina (che indurisce col disseccamento) e semi scuri, uguali, tondeggianti e molto duri detti "carati" (poichè venivano usati in passato come misura dell'oro). La crescita è lenta ma la longevità molto alta, fino a 500 anni. La produzione dei frutti è abbondante e nota sin dall'antichità.

E' una pianta spontanea che cresce nel bacino del Mediterraneo, Marocco e Portogallo. In Italia è presente allo stato spontaneo solo nelle regioni del sud. In Puglia è una specie protetta e in Toscana è stata naturalizzata. In forma coltivata invece la ritroviamo in Grecia, Cipro, Albania, Spagna e Nord Africa. In Italia viene ancora coltivata in Sicilia benchè oggigiorno la sua rilevanza economica sia decisamente in declino, tuttavia nella zona del ragusano e del siracusano sono attive delle industrie che utilizzano il carrubo. La provincia di Ragusa copre il 70% della produzione nazionale.

 Le carrube vengono usate nell'industria dolciaria e alimentare come succedaneo del cioccolato, come addensante e gelificante ma soprattutto come alimentazione per il bestiame. I semi sono immangiabili e durissimi ma possono essere macinati per ottenere una farina che contiene "carrubina" una sostanza che ha la capacità di assorbire acqua per cento volte il suo peso.

In fitoterapia l'estratto di carruba è utilizzato assieme allo zenzero per il trattamento del colon irritabile. La polpa della carruba contiene anche tanto tannino dunque, se assunta in quantità, ha effetto irritante. I frutti sono indicati contro la diarrea dei bambini per l'effetto astringente e come ricostituenti dopo periodi di spossatezza per l'effetto nutriente e remineralizzante. La farina di carrubo si trova in farmacia o erboristeria perchè è ideale per i celiaci. Dalla fermentazione della carruba si può ricavare anche acool etilico mentre la buccia delle bacche è ricca di vitamina E.

Questa pianta e i suoi frutti hanno avuto in passato una storia importante. Considerata "l'oro nero di Cipro" è oggi sporadica presenza dei paesaggi naturali più integrali perciò "frutto minore". Fino agli anni sessanta invece l'Italia era uno dei paesi di maggior produzione, il crollo avvenuto negli anni successivi è stato inesorabile. La forte riduzione della coltivazione ha determinato però la perdita della biodiversità, nel senso che sono scomparse o stanno per sparire molte varietà di carrubo che erano un elemento strutturale dei nostri paesaggi rurali insieme all'olivo, il fico, il cappero. Oggi questo prezioso fusto è stato sacrificato per far posto al verde ornamentale di cipressi, eucaliptus australiani e pini che non sono piante tipiche della costa mediterranea. La conservazione di questa e altre specie di piante è possibile solo grazie al lavoro delle istituzioni scientifiche, agli orti botanici o ai singoli amatori che continuano a mantenerle in vita.