PANICO

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Un disturbo in crescita anche per colpa della crisi, della precarietà e di un futuro nebuloso che non lascia intravedere vie di fuga. S'instaura se si è predisposti e se lo stress ha raggiunto livelli di guardia.

Sono almeno diecimila gli italiani che ne vengono colpiti e, sovente, l'ansia incontrollabile si trasforma in ripetuti attacchi di panico, agitazione latente e fobie che ammorbano la vita quotidiana. Esso comporta una specie di corto circuito ai centri omeostatici che regolano la respirazione, i quali si attivano in genere quando c'è uno stato d'allarme nell'organismo. Ma nel 5% delle persone, questo sistema entra in funzione a vuoto.

I sintomi sono: batticuore, mancanza d'aria, capogiri, sudorazione eccessiva, tremori, formicolii, vampate di calore e un forte stato di ansia e paura. Spesso compare anche un dolore al petto che fa temere un infarto. Dopo subentra uno stato di spossatezza e senso di vuoto.

Statisticamente 3 sono le situazioni che scatenano l'attacco:

- la fine di qualcosa (relazione, lavoro, malattia, morte di una persona cara o un trasloco) che sono situazioni stressanti per tutti. L'effetto non è immediato, il maggior rischio d'attacco si registra nelle 12 settimane successive;

- un colloquio di lavoro, che sembra una situazione facile da tenere sotto controllo. Eppure qualcuno la notte prima non dorme, poi fuma, beve caffè per darsi un tono così, quando finalmente affronta il colloquio, il suo cervello va in tilt e ha soltanto voglia di darsela a gambe;

- luoghi aperti (agorafobia), chi ne soffre teme che negli spazi immensi possa essere difficile tenere sotto controllo la crisi o ritrovarsi vergognosamente senza aiuto in luogo pubblico.

Di questo problema soffrono più le donne che gli uomini, esattamente il doppio, e solo il 75% decide di chiedere aiuto. Quando si identificano questi sintomi non bisogna ignorare i campanelli d'allarme che il corpo ci dà. Meglio rivolgersi a uno psichiatra o a un centro specializzato. Si può guarire nell'80% dei casi. Lo specialista valuterà come affrontare il problema, se con una cura farmacologica o con delle sedute di psicoterapia. Non bisogna avere fretta, la guarigione è lenta ma possibile. Anche le attività fisiche come l'aerobica, la corsa, il fitness, il walking, il nuoto, la bicicletta, aiutano a rilassare il soggetto. Basta organizzarsi per almeno 30 minuti tre volte a settimana.