Il gioco d'azzardo patologico

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Il gioco d’azzardo patologico. L’Italia tra i paesi che giocano più al mondo

 Il gioco d’azzardo patologico e’ un disturbo del comportamento che, pur rientrando nella categoria diagnostica dei disturbi ossessivo compulsivi, ha una grande attinenza con le tossicodipendenze, infatti si può annoverare nell’area delle cosiddette "dipendenze senza sostanze". Dal 1980 gli studiosi hanno capito che, più che di vizio, si tratta di vera e propria "patologia", riconosciuta anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanita’.

Questa patologia, se trascurata, può diventare una vera e propria malattia sociale. Stimare il numero di giocatori patologici in Italia non e’ semplice visto che non tutti si rivolgono alle strutture di aiuto pubbliche come i Sert o a quelle private, come le associazioni per le dipendenze da gioco. L’Alea, l’associazione per lo studio del gioco d’azzardo, stima in Italia ben 700 mila giocatori patologici, con un costante aumento degli adolescenti che, in molti casi, insieme alla dipendenza da gioco, sviluppano anche quella da tabacco o da alcool. Una conferma dell’entità di questo fenomeno in Italia la danno anche i dati relativi alla spesa per il gioco: 61 miliardi di euro spesi solo lo scorso anno e oltre 70 miliardi di euro in previsione entro la fine del 2011. Secondo una ricerca commissionata dal Ministero della Solidarieta’ Sociale, inoltre, le entrate da gioco d’azzardo sono in costante aumento e derivano soprattutto da "gratta e vinci" e macchinette (oltre 350 mila quelle immesse sul mercato). L’Italia, già dal 2004, e’ tra i paesi che giocano di più al mondo, dopo Giappone e Inghilterra e nelle regioni del sud come la Sicilia, il fenomeno e’ ancora più preoccupante visto che si investe in gioco d’azzardo circa il 6,5% del proprio reddito, con conseguenze non solo economiche, visto che tra gli habitué ci sono anche disoccupati, ma anche psichiche per il giocatore che diventa sempre più fuori controllo. Per aiutare il giocatore patologico su tutto il territorio italiano vi sono i Sert, i servizi per le tossicodipendenze, che avviano gruppi di aiuto per i pazienti, coinvolgendo anche le loro famiglie, anche in considerazione del fatto che nel 50% dei casi sono proprio loro a chiedere aiuto.

Silvia Calanna