PSICOLOGIA CLINICA: "Il Sonno"

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Uno dei bisogni indispensabili dell’uomo è quello di dormire. Il sonno di per sé non procura piacere, poiché, interrotto lo stato di veglia, attenzione e coscienza si oscurano. Sono, invece, piacevoli i momenti che lo precedono, quando le idee cominciano a confondersi e il corpo si abbandona alle leggi fisiche.

 

Ogni individuo prima di prendere sonno assume una propria postura: posizione fetale, supina o semifetale, a mummia, ecc. Questo dinamismo posturale può essere considerato una tendenza inconscia della personalità a prepararsi con il corpo ad affrontare l’oscurità e ogni rappresentazione che anima la mente dopo aver chiuso gli occhi.

Il bisogno fisiologico di sonno varia con l’età. Il neonato dorme la gran parte del giorno e della notte, poi, a poco a poco, i periodi di veglia si prolungano. La media del sonno diminuisce man mano che ci si avvicina ai venti anni e rimane più o meno inalterata fino ai sessanta, età in cui aumenta la durata del sonno diurno.

La perdita di sonno durante le ore notturne può essere vissuta con grande disagio, il soggetto diventa facilmente irritabile, presenta insufficiente capacità di concentrazione e memoria, confusione nella vista, affievolimento nella capacità di giudizio, inquietudine e agitazione. Le cause che determinano una cattiva qualità del sonno, seppur episodiche, possono essere legate a eccessi alimentari, all’assunzione di particolari farmaci, alla stanchezza fisica o all’attività intellettuale prolungata. Possono, però procurare lo stato di insonnia anche i turbamenti derivati da forti emozioni, contrarietà, preoccupazioni, liti, ansia e depressione.

Le difficoltà del sonno, anche se con caratteristiche diverse, possono essere presenti nei bambini, negli adulti e negli anziani. Tra queste difficoltà si ricordano: insonnia (non soddisfacente quantità o qualità del sonno, derivata da alterazioni emozionali, ansia, depressione e paura); risvegli prematuri (sonno interrotto da angoscia o timore della giornata che sta per cominciare. Sono frequenti di solito in persone adulte impegnate nella vita attiva o in persone anziane); terrore notturno (attacco di angoscia che si scatena una o due ore dopo che il soggetto è andato a letto. Si verifica nell’infanzia: il soggetto si risveglia emettendo un grido acuto, ponendosi seduto o dritto sul letto, continuando a gridare e a difendersi da un pericolo. Denota un conflitto interno mal risolto che sopraggiunge in pieno sonno); sonnambulismo (stato di coscienza alterata in cui sono presenti simultaneamente fenomeni caratteristici del sonno e della veglia. E’ comune nei maschi tra i cinque e i dodici anni); ipersonnia (eccessiva sonnolenza diurna con attacchi di sonno durante le ore del giorno. Negli ipersonni l’eccessiva sedentarietà procura insufficiente attività muscolare con conseguente cattiva qualità del sonno e della digestione).

Le condizioni per trasformare il momento del sonno in un “dolce dormire” sono dunque molteplici e tutte incentrate sulla “persona”, la quale solo se sicura di sé, del proprio valore, con un adeguato controllo emotivo e corporeo, riesce ad abbandonarsi senza timore e con fiducia allo stato di piacere fisico e mentale che una “bella dormita” è in grado di procurare.