PILLOLE DI PSICOLOGIA: "Il mal d'amore"

  • Stampa

 

Chi, almeno una volta nella vita, non ha sofferto di “mal d’amore”? Inappetenza, irrequietezza, instabilità d’umore, quella voragine tra stomaco e cuore dettata dal dubbio se l’amato ricambierà o meno le proprie attenzioni, sono tutti segnali che annunciano l’essere precipitati in quella straordinaria emozione che è l’Amore. Non solo i poeti, i cantanti, i narratori ne hanno disquisito, anche molti studiosi hanno preso in considerazione quest’ambito sentimento. Lo psicofisiologo americano Robert Plutchik, ad esempio, ha definito l’amore quale emozione complessa scaturita dall’unione di due emozioni primarie: la gioia e l’accettazione. La gioia porta alla gratificazione, permette di proiettarsi verso nuove mete; l’accettazione, accomunata alla serenità, fa assaporare ciò che si ha. Quindi per Plutchik l’amore c’è quando due individui reciprocamente si “accettano” e “gioiscono” insieme, pensando a un futuro condiviso. Quando, allora, si parla di “mal d’amore”?

Un altro studioso, Bauer, sostiene che la vera malattia d’amore è determinata dall’incapacità di innamorarsi. Le persone che si innamorano raramente o quasi mai, e ne vanno fiere, sono individui aridi, troppo razionali che controllano in maniera esasperata le proprie emozioni. Il loro “mal d’amore”, in questo caso, è rappresentato da un disequilibrio emotivo, da un disagio esistenziale. Anche le persone che si innamorano frequentemente di nuovi partner possono però caderne vittime. Esse, infatti, uscendo distrutti da una storia ne iniziano subito un’altra illudendosi che sia finalmente la volta giusta, che il partner incontrato sia quello decisivo. I tipi di “mal d’amore” quindi possono essere due: quello di chi dall’amore sta lontano per paura e quello di chi vede in ogni incontro la propria metà mancante. Entrambi gli stati procurano, infatti, sofferenza e disagio. Negli ultimi anni stiamo assistendo a una maggiore diffusione del secondo tipo di mal d’amore, quello legato alle delusioni di storie che cominciano e presto s’interrompono, e non solo negli adolescenti, ma anche negli adulti. Oggi, la gente è schiava più che mai dei pensieri, vuole capire, spiegare, progettare tutto. Dovrebbe, invece, andare incontro all’amore, senza reticenze e paure, lasciandosi semplicemente sorprendere.