LA RECENSIONE: "SULL'ETNA NON UCCIDONO MAI NESSUNO" Romanzo di Ottavio Cappellani

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Ogni qualvolta mi tocca buttar giù una recensione, passo una settimana a sceglier l’incipit che possa andar bene. Grazie al Cielo, bastano oggi tre battiti di ciglia e attacco a scriver del nuovo romanzo di Ottavio Cappellani, SULL’ETNA NON UCCIDONO MAI NESSUNO (Imprimatur Editore, pg 151 €14,50). E se puta caso, mugolo e intanto sprofondo nella lettura, la mia fosse una vita apparente all’interno di una gigantesca simulazione? "Alessandro -mi sussurra su WhatsApp l’amica Maria Teresa Maugeri- Il prologo di questo libro è letteratura, punto di fuga e nodo cruciale. Domanda e risposta; tutto il resto è fantastico, divertente, saporito, colorato come la nostra terra. Ancora una volta Cappellani elicita le nostre mappe mentali e ci fa percorrere la nostra città. Ci fa salire sull'Etna e ci fa bagnare in mare; ci parla di Follia, la Follia banale del male e la saggezza inattesa della Follia. La crudeltà dei cosiddetti normali e il coraggio dell'alienato, poli opposti, archetipi di Bene e Male. Di questo Cappellani ci parla e per questo mi piace."

Riprendo a sfogliare e immediatamente scorgo l’autore in persona, un personaggio ammantato dal sacro fuoco ideologico e che s’identifica sempre più con i suoi libri. Un esemplare quasi mitologico, luminoso e sicuro di sé, uno di quelli in grado di darti la scossa con lo sguardo. Guidando il lettore nel mondo reale, gli consegna questi la città con stemma l’elefante e ricrea con destrezza piazze e costumi, odori e sapori. Fin a sottolineare come da quelle parti il monopolio dell’informazione ce l’ha un solo quotidiano e che colà i commercianti il pizzo o lo pagano o se lo fanno pagare. Cappellani esprime al meglio ogni moto dell’anima, centra il bersaglio e mette in mostra il suo ardimento. Analizza le diverse sfaccettature del vero e ci illustra un continente, il nostro, dove ci sono schiavi e basta. Ebbene, mentre leggo alcune magistrali pagine dedicate alla mistificazione del potere, mi succede una cosa curiosa. Ci trovo là dentro le dozzine di lecchini e lacchè che vedo riempire ogni santo giorno le stanze dei bottoni e i contorti meccanismi che regolano ogni scalata alla vetta. Chiedo scusa: solo dieci minuti son trascorsi ma devo già fermarmi. Con il dito indice rivolto verso l’effigie dell’autore di questo libro, si accosta mio figlio per porgermi una legittima domanda. “No, Matteo –gli spiego con toni rassicuranti- quello lì non è Babbo Natale, ma uno scrittore in carne, barba e ossa che una trentina d’anni fa andava a scuola con papà”. Un pizzico deluso dalla risposta, il pargoletto di sei anni solleva i tacchi e mi lascia solo con l’articolo ancora tutto da amalgamare.

Ricomincio.

Intanto che già dalle prime pagine viene a galla una società dominata dal capitale, dal raccontogocciola alta tensione narrativa. La struttura di SULL’ETNA NON UCCIDONO MAI NESSUNO si capovolge: l’eco di lontani bagliori, sconvolgenti boati e schizzi di colata lavica ardente vicendevolmente il testimone si passano. L’atmosfera si fa impresto cupa e antiche leggende si intrecciano a un presente dai tratti misteriosi e carico di situazioni estreme. Protagonista assoluto è un imponente vulcano ricoperto da candida neve e da un pennacchio rosso fumante. Lassù astutamente bivaccano Ernesto e Vito che si guadagnano la pagnotta riempiendo di coccole ciurme di turisti che si abbuffano di chiacchiere. Ex-scrittore l’uno ed ex-skipper l’altro, entrambi a corto di piccioli, le due guide vorrebbero metter ordine alla loro vita. Perciò di notte si tramutano in abili detective e decodificano un profluvio d’indizi alla ricerca d’una danarosa milanese scomparsa.Ordunque, mi rallegro con il cantore impavido di questo giallo dai contorni eruttivi e a lui porgo una sola domanda, ancorchè pepata.“Io, il Vittorio Sgarbi dell'Etna? –mi risponde piccato il drammaturgo catanese- Questa non l'avevo mai sentita. Non credo che lui sia pubblicato in tutto il mondo, quindi forse è Sgarbi il Cappellani di Ferrara, al limite.”

Nella foto: lo scrittore Ottavio Cappellani, autore del romanzo.