LA RECENSIONE: "L'Eco del coraggio" di Gianmarco Tomaselli.

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 "L'eco del coraggio di Gianmarco Tomaselli (Ed. Altromondo, pp.401, € 21) è romanzo incentrato sul valore assoluto dell’amicizia. Ambientato nel Quebec della guerra dei sette anni, è pieno zeppo di cenni storici che danno una mano al lettore. Il testo assume i contorni fantastici tipici dell’eterna lotta tra bene e male, epperò è intenso e avvincente. Somiglia a una favola western senza castelli e draghi ma con dentro pellerossa a bizzeffe, una combriccola di brutti ceffi e una massa di perditempo. In scena, quatti quatti, parimenti si affacciano un oste con i baffi da tricheco, un branco di piccole trote e un avanzo di galera spietato come il demonio. E financo un drappello di signorine dalle prorompenti scollature e una principessa dalla carnagione chiara come la luna. Protagonista delle vicende è Tom, un tipo ascetico e scontroso ma d’indole nobile e generosa. Questi ha con sé un buon cavallo e le armi sempre cariche, la schiena scolpita e i fianchi senza un filo di grasso. Svelto come un rettile, si guadagna da mangiare dando la caccia ai fuorilegge. La sua mente galoppa veloce più delle gambe e un guscio di ghiaccio riveste un’anima appesantita da malinconiche cicatrici. Non ama chiacchiere e plausi e meno ancora la gloria. Ogni dì si preoccupa egli solo di raccattar dati su un mucchio di canaglie ma si scontra con il passato alle sue spalle.

Giacché non può una recensione raccontare come va a finire il corso degli eventi, meglio porgere svelti cenni sull’inizio degli accadimenti. I fatti prendono il via una fresca mattina di primavera dell’anno del Signore 1760 sotto un sole opaco a Big Way, un pacifico paesotto del New Jersey. Assai lentamente si sta per destare la tranquilla borgata di artigiani, popolani e agricoltori. Nella grande strada principale il giovane mugnaio carica sacchi di farina sulla schiena e una coppia di monelli madidi di sudore inseguono un coetaneo che gronda fatica più di quei due. Pian pianino, in smoking e tuba nera, appaiono i gemelli Patterson, titolari dell’impresa di pompe funebri. Uno alla volta, fanno poi ingresso un mandriano, due cani randagi di taglia media color panna e una ricca donna a bordo di una carrozza guidata dal suo servo di colore. Delicatamente l’ombra di grandi dimensioni di un’aquila di color chiaro si proietta sulla folla e un attimo più tardi, il rapace fa sentire il suo grido bramoso. Seduto a capo chino su un paio di stivali di cuoio, un ciabattino sulla quarantina si alza adagio dal tavolo di lavoro. Ha la pelle chiara e i capelli color del rame, socchiude gli occhi e aguzza la vista. In lontananza si ode il rumore di zoccoli che picchiano sul selciato, all’orizzonte le sagome di due stranieri preannunciano rogne.
Ordunque,  mi par cosa buona e giusta spendere non già una pioggia, ma un acquazzone di parole sul Tomaselli, giovanissimo romanziere catanese e dottore in Economia e gestione delle imprese turistiche. È un agente di commercio affascinato dalla complessità della natura umana e  appassionato di arti marziali. Arrampicatosi delicatamente sull’albero maestro dei componimenti narrativi, Gianmarco sa come mantener la barra sempre diritta. Lo fa senza farsi sopraffare dal batticuore, con scrittura elegante e granelli di luminosa bellezza. Autentiche stratificazioni di un  pittore di metafore venticinquenne ma che si muove con la dimestichezza dei grandi.
“Apprezzo molto Valerio Massimo Manfredi – parola di Gianmarco Tomaselli  e adoro tutto ciò che riguarda la storia antica e moderna, ma i miei scrittori preferiti rimangono Ken Follet, Bernard Cornwell, Wilbur Smith e Clive Clussler. Questi quattro signori hanno la capacità di trasformare i miei bulbi oculari in due ventose, perchè intrecciano azioni quotidiane di più persone e famiglie per farle poi magistralmente confluire in unica scena narrativa. L’eco del coraggio è il mio primo cimento ed è frutto di questa galassia di letture personali, il mio piccolo bagaglio di centinaia di opere divorate negli anni. Scrivere un romanzo ambientato in paesi distanti ed epoche lontane equivale a dimostrare cosa si è capaci se si crede nel proprio progetto. Seppur nei tempi oscuri che stiamo attraversando, è importante essere animati da voglia di riscatto e avere un senso sacerdotale in ogni cosa che si fa.”

Nella foto, Gianmarco Tomaselli e Alessandro Russo.