LA RECENSIONE: "La lava e la polvere" di Miette Mineo

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Edito dall'editore Prampolini, il volume “La lava e la polvere” di Miette Mineo è un interessante romanzo che proietta il lettore dentro le vicende storiche della storia catanese del 1669, quando la città fu vittima della maggiore eruzione laterale che sia avvenuta in epoca storica. Nel romanzo l'autrice fa riferimento a documenti storici originali e tratta episodi reali e verosimili di popolani e nobili. L’attività esplosiva del periodo dell'Etna ha dato luogo alla formazione dei conetti piroclastici denominati oggi Monti Rossi. E' stata una colata lavica devastante che dopo aver distrutto gli abitati di di Mompilieri, di Belpasso, di Mascalucia, di S.Giovanni Galermo, di Camporotondo e di Misterbianco, con i suoi 16 km di lunghezza, rese sterili ben 38 Kmq di territorio distruggendo migliaia di costruzioni a causa dei 970
milioni di metri cubi di lava eruttata. L'eruzione dopo 122 giorni e dopo aver raggiunto e devastato parte di Catania, raggiunse il mare e si spinse oltre la costa per circa due chilometri fino a fermarsi l'11 luglio, ponendo fine, finalmente, alla sua furia distruttiva. Ma non era finita. A solo 30 anni di distanza, un altro evento catastrofico colpisce la città di Catania. Infatti nel 1693 un terremoto di magnitudo pari a 7.4, ridusse la città a un cumulo di macerie. Un evento sismico catastrofico così intenso da essere catalogato come il più forte mai registrato nel territorio italiano. Il romanzo della scrittrice Mineo, ambientato nella Catania del XVII secolo, narra le storie di alcuni personaggi di varia estrazione sociale vissuti, loro malgrado, nel periodo che va dall’eruzione dell’Etna del 1669 fino al terribile terremoto del
1693. Tra questi personaggi primeggia la figura di Rosina Astuto. Quello messo in luce dalla scrittrice è un trentennio terribile. Un vero tormento per la storia di Catania che dopo l'eruzione catastrofica del 1669 deve fare i conti con il terremoto della Val di Noto dell’11 gennaio 1693. Un evento catastrofico
che provocò la distruzione totale di oltre 45 centri abitati e causò circa 60.000 vittime. La stessa città di Catania si ridusse ad un cumulo di macerie contando 16.000 vittime su 20.000 abitanti. La scelta di scrivere un romanzo che narrasse le tragiche vicende che hanno visto protagonista nell'arco di un
ventennio la città di Catania del XVII secolo scaturisce, secondo la scrittrice, dalla necessità di darsi una risposta su come "potessero essere quelle persone che agivano nella città: popolani, nobili, rivoluzionari, laici o ecclesiastici. Quali i loro stili di vita, quali i discorsi ed i pensieri che guidavano le loro scelte". Da questo nasce la trama del romanzo, l'ambientazione storica. La ricostruzione di luoghi e personaggi che
miscelando la realtà con la finzione, stimolano la fantasia del lettore, proiettandolo indietro nel tempo. Quasi a farlo partecipare emotivamente di qualcosa che accadde secoli fa. Un tentativo ben riuscito che spinge il lettore a riflettere sulla imprevedibilità del destino, su una natura a tratti maligna e mai doma.
 

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