LA RECENSIONE: "Novelle ai piedi del Vulcano"

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La Sicilia dei Sec.XVI-XVII rivive attraverso le “Novelle ai piedi del Vulcano” (Ed. Maimone, E.12.00). E’ la Sicilia dei Moncada, dei Pignatelli, dei Gioeni e di tutte le nobili famiglie feudatarie legate a doppio filo alla corte spagnola quella che riemerge dai manoscritti. Il periodo preso in esame, è ricco di avvenimenti per l’Isola. L’autore, Filippo Marotta Rizzo, per ricordare fatti, curiosità, luoghi e personaggi(parte dei quali pressoché sconosciuti), non ha esitato a confezionare brevi ma intense storie. La narrazione dei fatti storici di per sé può risultare arida senza l’impiego di una prosa adeguata, così l’autore ha proceduto alla descrizione romanzata degli eventi.  Il linguaggio dialettale utilizzato, peraltro ampiamente comprensibile, non è stato un mero capriccio-come qualcuno ha scritto- ma un atto di fedeltà verso le fonti. La scelta del Marotta Rizzo di accostare ai fatti storici una buona letteratura, si è rivelata azzeccata.  La straordinaria figura della pittrice cremonese Sofonisba Anguissola, moglie dello sfortunato principe Fabrizio Moncada , ad esempio, così come quella di Don Scipione di Regalbuto, emergono grazie a quella Vis lirica che riesce profondamente a permeare il grado di drammaticità delle singole vicende. Gli ultimi due capitoli dell’opera rievocano invece l’eruzione del 1669 e il terremoto del 1693. “Supra a vaddira, u carvunchiu, prima lu focu e poi lu terremotu. Non si stancau nostru Signuri di castiarini? “ E’-per la cronaca-l’imprecazione finale sfuggita di bocca a un catanese miracolosamente scampato al cataclisma.

 

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