LA RECENSIONE: LA SICILIA OPPRESSA(Dalla Monarchia, dal Fascismo e dalla Mafia) di Elio Camilleri

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Una lunga storia di lotte politiche, economiche e sociali consumate tra angherie e misfatti; tradimenti e traccheggi politici. Il periodo piuttosto lungo ma sintetizzato bene, è quello che va dai Borboni a Cavour; dal Fascismo a De Gasperi, passando per l’occupazione alleata, i moti separatisti e l’avvento della Repubblica. Una Sicilia sempre protagonista in chiaroscuro, stretta nella morsa degli intrecci politico-mafiosi. A farne le spese, gli umili, i diseredati, i contadini che per avere affermati i propri diritti hanno dovuto sostenere secoli di lotte. Una sorta di malattia “endemica” quella della mafia per la nostra Isola, fronteggiata dal coraggio di pochi per il riscatto di molti. E le battaglie ingaggiate sono costate sanguinose rivoluzioni, stragi, occultamenti, mistificazioni di tutti i tipi, per una rivalsa rimasta però sempre a mezz’aria. La scia è lunga. Molti i misteri sepolti negli archivi. Tutto questo, nel saggio storico “ La Sicilia oppressa (dalla Monarchia, dal Fascismo e dalla Mafia),” dello scrittore Elio Camilleri. Quella che emerge dalle pagine dello storico catanese è il quadro desolante di una Sicilia gattopardesca che si trasforma ma non cambia. L’autore mette bene in evidenza il rapporto tra lo stragismo antiproletario e la rinnovata alleanza tra mafia e politica. L’opera nasce da una lettura attenta e lineare dei fatti; analizzati e filtrati dall’autore con dovizia di particolari attraverso la consultazione di testi, articoli, interviste, e delle inchieste emerse dagli atti parlamentari dall’epoca post-Unitaria alla metà del secolo scorso. Camilleri in questa sua opera, inoltre, ci rivela aspetti poco considerati come possibili cause del ritardo politico, economico e sociale della Sicilia rispetto alle regioni del Nord Italia.

 

 

Nella foto, la copertina.

Pubblicato su "La Sicilia" del 24 Giugno 2020