L'ALBERO DEGLI ZOCCOLI O...DEI MOCASSINI

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L’albero degli zoccoli non è il famoso film diretto nel 1978 dal regista Ermanno Olmi, ma il pino marino del “Parco Zammataro” a Barriera del Bosco. Non possiamo definire questo luogo “Unni ci lassau ‘i scappi ‘u Signuri”. Anzi. Auto e moto scorazzano ad altissima velocità, il baccano è quindi assicurato. Da questo albero, uno dei tanti di cui è ricco quest’angolo di verde che tanto verde non è(visto com’è ridotto), pendono dai rami calzature di ogni tipo. Sono “Scappi vecchi ‘da fera” si dice a Catania, ma ancora buone a vedersi. Ce n’è per tutti i gusti e di tutte le misure. Sono ben allacciate tra loro. Furono calzate, questo è certo. Ora fanno bella mostra di sé in dondolante posa artistica. Di tanto in tanto qualcuno ne arraffa un paio forse perché lo ritiene un peccato lasciarle consumare in quella innaturale posizione. Che importa se sono di secondo o di terzo piede? “Ogni lassàta è piddùta”(tutto ciò che si lascia è perso). Una nuova moda? Bisognerebbe chiederlo a chi l’ha…lanciata. Adesso qui a Catania tale pratica rischia di diventare virale. Prima nei cavi elettrici stesi da un capo all’altro degli antichi palazzi del Centro storico, ora negli alberi. Il bello è che insieme alle scarpe volano le fantasie più colorite: “Pippu, ‘a vidisti dda scappa co’ taccu a spillu!!? Risposta: ‘a visti! a visti!....’u sacciu chi mi vo’ diri!!  Ma sono proprio gli zoccoli a mancare; abbondano invece sandali, ciabatte, stivaletti, mocassini e quant’altro. Scarpe per uomo, donna e bambino. Quando alcuni modelli periodicamente spariscono, eccone altri. E’ un continuo rimpiazzo. Ultimamente sono state avvistate zeppe in gran quantità. Un paio di raffinate “ballerine”

 

danzarono al soffio del vento fino a qualche settimana fa. Un tempo la calzatura era qualcosa di sacro; quando non per ragioni economiche, era per affezione che si tenevano ai piedi il più a lungo possibile. Per evitare che si consumassero dalla punta o dalle suole, si faceva bene attenzione a dove e a come si camminava. Quando i bambini scalciavano le pietre, sapevano a quali conseguenze andavano incontro una volta tornati a casa. Contro certi difetti anatomici del piede non c’è rimedio che tenga. La rapida usura delle scarpe sempre dal solito lato faceva arrabbiare i papà. Le nostre nonne praticavano lo spacco laterale per permettere a “calli” e “cipolle” di fuoriuscire. Le calzature hanno sempre avuto una marca; quando a Catania non era di “Varese”, “Sciolto” o “Garretto”, era “‘Da bancarella”. Quelle da tennis,negli anni sessanta avevano la punta di Plastica ben rafforzata. Essendo di stoffa, si spaccavano in orizzontale proprio nella giuntura. Dovevi necessariamente buttarle via. Quelle classiche invece potevano essere riparate dal Ciabattino. Il ciabattino, questa mitica figura ormai estinta. Nessuno lo chiamava così dalle nostre parti. Per tutti era ‘u llicca cirottu(lecca spago cerato) o, più garbatamente, “’u scappàru”. Un vero artista. Chi amava l’eleganza, chi era solito calzare scarpe di vernice nera, ricorreva al lustrascarpe. Gli ultimi due operarono fino alla metà degli anni ’70 a piazza Stesicoro. Erano meglio conosciuti come “I suddi”. Sordomuti sin dalla nascita, si intrattenevano spesso in lunghi discorsi gestuali. Uno spettacolo. Essendo di idee politiche diverse, qualche volta litigavano. Mai un gestaccio però uscì dalle loro mani.

Nella foto, l'albero del Parco Zammataro(Barriera del Bosco).

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