IL FALSO MITO DEL MULTITASKING

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La parola deriva da un termine usato in informatica e significa "multiprocessualità" ovvero la capacità di fare tante azioni diverse contemporaneamente. Viviamo in un'epoca in cui, anche se non vogliamo, ci viene richiesta un'abilità multitasking che ci porta a prendere spesso decisioni rapide. Questo modo di procedere tanto osannato negli ultimi anni in cui i miti digitali hanno avuto la meglio, è finito sotto attacco da parte di scienziati e studiosi che, al contrario, mettono in guardia dalle insidie procurate dal fare più cose insieme. In questi casi la capacità decisionale del cervello va in crisi rischiando di far prendere decisioni sbagliate. Pare che i danni al cervello siano molto evidenti per arrivare addirittura a un calo drastico del quoziente intellettivo.

 

Inoltre è scientificamente dimostrato che chi fa più cose allo stesso tempo tende a farle tutte male. Il motivo è semplice: il nostro cervello non è programmato come un computer e, se è costretto a fare troppe cose, diventa addirittura improduttivo. Esso lavora con un numero limitato di percorsi prestabiliti quindi l'uomo non è in grado di svolgere più compiti cognitivi complessi. La gente pensa di essere abilissima solo perché passa da un compito all'altro rapidamente. Le donne sembrano addirittura più capaci dell'uomo in questa gara perversa, dovuta alla necessità di gestire molteplici esigenze familiari e lavorative. Ma è un'illusione pensare di essere in grado di fare più cose insieme, il rischio di "esaurimento" è altissimo, peraltro il risultato sarà sempre deludente e appariranno sintomi di irritabilità e stanchezza unitamente alla tristezza e al calo della libido. Compiere più azioni attiva l'ormone del cortisolo e favorisce la produzione di adrenalina, che alla fine conducono solo allo stress. Una ricerca americana ha dimostrato infatti che le perdite cognitive di un cervello bombardato da situazioni stressanti superano persino quelle che interessano i fumatori incalliti di cannabis. 

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