ANTICHI LUOGHI DEL PASSATEMPO CATANESE

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Passatempo è sinonimo di ozio? non sempre! A Catania ha però assunto nel tempo un certo significato. Il detto “‘O fatti quattru passi ‘a Villa” spesso “garbatamente” usato da chi vuole mandare qualcuno a quel paese, nasce proprio dall’abitudine che molti catanesi hanno, forzatamente o no, di frequentare luoghi della città considerati del “dolce far niente”. Villa Pacini (‘A villa varagghi) e “Villa Bellini” su tutti. Ancora oggi esse rappresentano i simboli del famigerato “Passìu”. La “Villa Bellini” ha sempre attirato maggiore folla al suo interno. ‘ ‘U travagghiu!!?..’a Villa è!!!. Oppure: “Picchì non vai ‘a Villa a passìari che papiri??( quando queste c’erano). Sono espressioni comuni molto eloquenti. Una volta, nel tardo pomeriggio di festa, le famiglie vi si recavano a passeggio con i propri bambini; godevano di quel polmone di verde circondato di strade e palazzi nel ventre della città, ma soprattutto assistevano ai concerti bandistici che vi si svolgevano. I luoghi della “Movida” oggi offrono ben altri e più ampi svaghi, perciò quello ormai è solo un ricordo. Senza contare, “Circoli”, “Biliardi” “Caffe’” “Cinema” e “Teatri” della memoria, com’è cambiato a Catania il modo di trascorrere il tempo libero è sotto gli occhi di tutti. Solo in alcuni luoghi il tempo sembra essersi fermato. La “Villa Pacini” finora ha resistito ai mutamenti. Oltre la sua cinta, il tempo continua a scorrere a un’altra velocità. In questo luogo caratterizzato dalla presenza della vicina pescheria, in tutte le ore della giornata e’ ancora possibile osservare gruppi di anziani intenti a giocare a carte. Briscola,

Scopa e qualche Scala Pokerata sono i loro giochi preferiti. Sfruttano i sedili in ferro; molti,però, si accomodano alla vecchia maniera su “panche” di legno sospese tra due bidoncini di latta. C’è chi gioca e chi preferisce osservare. Sono gli anziani, come vuole la tradizione, i fruitori più fedeli. Non è casuale il fatto che resista ancora il vecchio toponimo di “Villa ‘i varagghi”(Villa degli sbadigli). A infoltire i ranghi ci sono purtroppo anche i disoccupati di lungo corso. Malgrado le periferie godano di una propria autonomia, il “Centro storico” resta sempre la meta preferita dei catanesi. “‘A stazioni”( Piazza Giovanni XXIII) sede del capolinea, “L’ Acqua ‘o Linzolu” per chi è solito invece recarsi in pescheria. Ci sono “I quattru canti”, “Catania vecchia” e “’’U viali”, senza contare ‘’a Badieddda e ‘u Buggu” che ancora oggi sono altrettanti punti di riferimento “ Ppi ccu Scinni ‘a Catania”. L’elenco è molto più lungo. Unni ni viremu? La risposta resta sempre la stessa: “ dda!...‘O solitu postu!” Resiste eccome il “Mito” ‘du “Passiu ‘a via Etnea”. E’ ancora tuttu un “furmiculiu” il tratto che proprio dalla “Villa Bellini” va a piazza Duomo. Malgrado sia stata chiusa al traffico veicolare, per lamentare una persistente condizione di caos si continua a esclamare: “E chi semu ‘a via Etnea!!?”  “’A Strata ritta” Da Verga a De Roberto, da Patti a Brancati, Da Villaroel a Guglielmino, è stata al centro di memorabili pagine letterarie che hanno fatto conoscere le bellezze del Barocco catanese, e non solo quello, nel mondo. “Dritta come uno strale/da Porta Uzeda al “Tondo”/ sulle pendici del Vulcano sale/ una delle più belle vie del mondo”(…) scriveva estasiato nella prima metà dello scorso secolo il poeta e scrittore Leo Mezzadri.

Nella Foto, un angolo della Villa Pacini

Articolo pubblicato su "La Sicilia"

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