COME SI GIOCAVA UNA VOLTA

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Che il gioco fosse una cosa molto seria, i primi a non saperlo erano proprio i bambini. Giocando si socializzava, si passava il tempo, si apprendevano nuove nozioni di vita, si metteva in correlazione la fantasia con la ralta’: insomma, si cresceva. Nelle piazze, nel parco, o nel pianerottolo di casa, finiti i compiti scolastici, ogni occasione era buona per passare qualche ora in allegra compagna. Proprio perché le regole del gioco erano frutto di antichi retaggi tramandati da padre in figlio o da madre in figlia,erano da tutti ben conosciuti e accettati. Quando qualcuno le cambiava, era il segno evidente che a cambiare erano soprattutto i tempi. Si cominciava col “Giro Giro tondo, quando è bello il mondo”, gioco che accomunava entrambi i sessi, per finire con la netta separazione: I bambini da un lato, con i loro fucili a “Gummetti” e le macchinine; e le bambine con le loro Bamboline e le cucine in miniatura, dall’altro. La “Trottola” era il passatempo preferito dei ragazzi, poi ci fu ‘”U’ Tuppetturu”. “Cu puttau ‘u Tuppetturu?” alla risposta positiva ci si metteva in turno per tirare “l’Azzata”. Facendo perno sulla punta di ferro, il panciuto arnese di legno ben tornito cominciava a girare su sé stesso: Vinceva chi riusciva a farlo ruotare per più tempo. Meglio, poi, se con un tocco di abilità,ponendolo sul dorso della mano, si continuava a farlo roteare il più possibile. Era il tempo  del Gioco a “Muccia! Muccia!(Rimpiattino), “Acchiappa, Acchiappa” ( Inseguimento e conseguente presa dell’avversario) o “A’Megghiu Visula”, gioco che richiedeva un certo equilibrio nel lancio

rasoterra di una pietra di piccole dimensioni. Per chi prediligeva l’avventura, esistevano molti altri giochi. Preferito era il rude gioco della “Pammata”.Se qualcuno dei contendenti non stava “Alla regola” si finiva quasi sempre per litigare.  A “Petra pigghiula”, e “ I Ciappeddi” erano giochi di abilità. Caricabotti viri ca vegnuuuuu!!!!  Ecco un gioco che piaceva tanto. Si finiva per terra sudaticci, ma il divertimento era assicurato. Il gioco dei “Soldi” era invece molto rischioso e non soltanto perché finiva con l’intaccare la “Paghetta” settimanale. I genitori detestavano questo passatempo. “Sta pigghiannu ‘a via do’ sciddicu!”, ed ecco partire un sonoro e suadente ceffone.  Le bambine, dal canto loro preferivano il gioco do “Sciancateddu”. Gessetto alla mano, disegnavano il loro percorso da seguire saltellando con un solo piede. Anticamente il passatempo prediletto era a “Madama Dorè”. Si formava un gruppo di sette otto ragazze. Una faceva Madama Dorè, un’altra il Cavaliere. Quest’ultima cantava una filastrocca: “ O quantu beddi figghi Madama Dorè, o quanti beddi figghi”. Madama Rispondeva: L’haiu e mi li tignu, Madama Dorè; Iu l’haiu e mi li tignu…(…)”.In età più matura difficilmente si lasciavano convincere dal compagnetto di turno a giocare a “Medico e paziente”. Meglio “L’allegro chirurgo”, un gioco confezionato su misura e destinato a  chi aspirava a diventare “Dottore”. Negli anni Settanta il gioco del “Tic-Tac” diventò una vera mania. E ci fu chi dovette correre dall’ortopedico per farsi curare i polsi. Nel frattempo, continuava ancora, durante le feste di comitiva, il gioco della “Spazzola” e quello più ardito della “Bottiglia”, almeno fino all’avvento del Pc. 

 

Pubblicato su "La Sicilia" del 14.01.'15