LA PEDAGOGIA CLINICA E I DSA: "La disortografia"

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La disortografia o disturbo dell’espressione scritta, appartiene alla famiglia dei DSA (Disturbi Specifici di Apprendimento). Se un disgrafico ha difficoltà nel lasciare traccia, un soggetto disortografico ha difficoltà nello scrivere. La scrittura è l’arte di rappresentare il pensiero con caratteri e segni visibili, soggetti a leggi determinate. Un soggetto può essere definito “disortografico” quando mostra difficoltà nella distribuzione delle lettere e delle sillabe che formano una parola e non rispetta le regole grammaticali ortografiche.

 

Gli errori possono essere di: troncamento (siam per siamo), elisione (gl’altri per gli altri), maiuscole (marco per Marco), segni di interpunzione (il mio, gatto è bello per il mio gatto è bello), confusioni (catto per gatto / fento per vento), omissioni (folia per foglia), aggiunte (di accenti, di lettere, di sillabe), sostituzioni (cardo per caldo).

 

In un soggetto disortografico le tipologie di errori sopra elencati sono costanti e mai occasionali. Un ambiente familiare e sociale con scarso vocabolario, la povertà di stimoli, cambiamenti frequenti di scuole ed insegnanti, nonché, irregolarità nella frequenza scolastica, sono tra le cause inficianti lo sviluppo apprenditivo e di conseguenza la disponibilità alla scrittura.

Il soggetto disortografico, meglio definito dalla pedagogia clinica “soggetto con difficoltà nella codifica scrittoria”, può risentire, inoltre, dell’inflessibilità degli insegnanti, delle minacce, delle punizioni, delle eventuali derisioni e umiliazioni subite.

La tradizione vuole che si intervenga su questi soggetti con una riabilitazione fonetico-scrittorio-cognitiva attraverso l’esecuzione di schede predefinite, fino ad arrivare ai giorni nostri in cui alla carta si sostituisce il monitor del PC, senza mai abbandonare il principio della “ripetitività” come rinforzo e addestramento.

Quanto, però, può essere costruttivo proporre al soggetto un’esperienza che già vive quotidianamente a scuola e per di più carica di frustrazione? Si può recuperare stando seduti a un banco o davanti a un PC in cui tutto si risolve in un “clic”?

I soggetti disortografici sono soggetti con scarsa capacità attentiva e mnestica, con difficoltà di associazione, con precipitazione scrittoria, con difficoltà nell’organizzazione spazio-temporale, nello schema corporeo, nella lateralità e nel ritmo. Per loro diventa fondamentale l’impiego del movimento quale propulsore di abilità organizzativo-corporee. Il movimento inteso come elogio indispensabile all’intelligenza umana.

Le esperienze che la pedagogia clinica propone, mirano a un’azione educativa contrassegnata dalla stimolazione delle potenzialità per realizzare una positiva presa di coscienza del proprio corpo, favorire uno sviluppo motorio armonico, adatto a coordinare gesti e movimenti. Attraverso quindi esperienze gestuali, pittografiche, organizzativo-respiratorie, posturali, il soggetto cresce in attenzione e concentrazione, potenzia le capacità mnestiche, organizza il proprio pensiero lessicale e senza necessariamente stare seduto su un banco si scopre essere un soggetto non più inadeguato, ma portatore di proprie idee, che finalmente riesce ad organizzare e a mostrare agli altri in forma scritta, senza il timore del fallimento e della derisione. Il soggetto dis-ortografico deve perdere quel fastidiosissimo “dis-” che lo contraddistingue e lo separa dagli altri, e riacquistare la dignità di un soggetto in grado di rappresentare, con caratteri e segni, il proprio pensiero.

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