VINCERE I COMPLESSI PSICOLOGICI

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  Chi non si sente sicuro di sé, ha scarsa fiducia nelle proprie possibilità ed è incapace di reagire entra in un circolo vizioso dal quale è difficile uscire. Ecco come superare i più frequenti disagi:

Senso d'inferiorità - è l'incapacità di sentirsi uguali agli altri considerati migliori. Questo complesso è spesso conseguenza di un carattere mite, accomodante e insicuro che affonda le proprie radici nel periodo infantile. Quando i genitori non incoraggiano i figli ad affrontare nuove esperienze o a mettersi alla prova attingendo alle risorse interiori, essi crescono reputandosi incapaci. Acquistare fiducia in se stessi è un processo lungo e difficile. Si riesce bene quando ai giudizi negativi altrui si da peso fino a un certo punto, ciò che si fa ci gratifica indipendentemente dal parere degli altri, si ha cognizione dei propri limiti e si cerca di superarli, ci si apprezza.

Senso di superiorità -ha radici educative opposte, nasce quando i genitori lodano i figli esageratamente inculcando loro la convinzione di essere infallibili. Chi si sente superiore osserva il prossimo dall'alto del suo piedistallo, sovente è competitivo e conquista posizioni di potere ma spessissimo non ha buoni rapporti interpersonali. Nella sua "perfezione" resta sempre solo dato che risulta poco simpatico, nessuno può vivere, lavorare, amare senza l'apporto degli altri. Sarebbe bene che usasse l'intelligenza per capire ed accettare i suoi evidenti limiti.

Sindrome da crocerossina - è il soggetto che sente il dovere di aiutare chi soffre, corre in soccorso di amici, parenti ed estranei, si dedica al volontariato, si sacrifica per tutti. Questo esasperato altruismo ha origine sempre nell'educazione familiare, genitori che valorizzano i figli solo quando si rendono utili, li convincono che, solo comportandosi in quel modo, meritano attenzione e affetto. Essi accettano il destino prefissato come se non potesse essere cambiato. Spesso si accompagnano a persone che hanno problematiche, per risultare ai loro occhi "indispensabili" come se potessero legarli a sé per debito di riconoscenza. In questi casi si finisce col penalizzare la vita privata o ignorare i propri bisogni. Per uscirne basta ritagliarsi un angolo personale anche solo per riposare o rinfrancare lo spirito. E' preferibile non contare troppo sulla gratitudine del partner o della gente in genere, nessuno resta legato a una persona solo per quel motivo.

Sindrome del martire - è il soggetto pronto a lamentarsi in ogni occasione come se fosse l'unico sulla terra a fare o non fare le cose. Egli è l'insofferente o il musone che colpevolizza il mondo perchè non ha tempo da dedicare a se stesso. Nonostante ciò, quando potrebbe delegare o condividere le responsabilità, rifiuta di farlo perché altrimenti non avrebbe motivi per lagnarsi. La realtà è che nessuno è indispensabile e tutti odiano essere ricattati moralmente. Il martire vuole essere compatito, mendicare affetto. Spesso questo problema deriva da un tipo di educazione troppo severa e fredda. Per correggersi basta accettare l'aiuto altrui senza critiche, controllarsi nell'esternare scontentezza, mettersi nei panni degli altri, cercare motivi di soddisfazione.

Sensi di colpa - Sono stati d'animo insidiosi e subdoli che si provano nei confronti del partner, dei figli, dei colleghi, ecc. Vengono fuori in momenti di scoramento e provocano cattivo umore o rimorsi inutili. Sono sensazioni che si possono provare anche senza aver fatto nulla di male (ad es. dopo un incidente dal quale si esce illesi mentre tutti sono feriti). E' un intimo desiderio di giustizia, che mette la coscienza a posto e ristabilisce l'equilibrio. In pratica non è semplice superarli ma ci si può provare pensando che serve a rendersi conto degli errori commessi, non rappresenta necessariamente un fallimento.

Eccessiva emotività - L'iperemotivo ha comportamenti sproporzionati all'evento, impallidisce o arrossisce, trema, suda, è incapace di coordinare le idee, entra nel panico, vuole darsi alla fuga. Deve imparare a controllarsi senza abbandonarsi all'impulso, dedicarsi alla riflessione, a un tipo di sport o hobby che lo aiutino a superare l'ostacolo e stimolare lo spirito critico per valutare bene le cose.

La piagnucolona - è un soggetto con le lacrime sempre a portata di mano nella gioia e nel dolore le usa quando altri sistemi hanno fatto fiasco. Le lacrime sono un'arma formidabile per intenerire, scoraggiare, esasperare l'interlocutore. Non c'è nulla di male a piangere ogni tanto puché avvenga senza scopi "ricattatori". Meglio piangere in maniera costruttiva cioè solo per sfogarsi e mantenersi lucidi.

Non essere all'altezza - è un timore del giudizio altrui che si riscontra spesso nei perfezionisti anche quando si affronta qualcosa per la prima volta ed è normale aver paura. Per superarlo è meglio non dare importanza alle altrui aspettative, non pretendere troppo da se stessi, essere più spontanei, mantenere le proprie debolezze e fragilità.

Paura di parlare in pubblico - fa parte delle cosiddette "fobie sociali" che paralizzano nel momento in cui s'instaura la paura di non essere in grado di dimostrare le proprie capacità. In questi casi si entra nel panico, il respiro è strozzato, la lingua inceppata, l'amnesia totale, mani gelide e sudore generalizzato. Questa paura si può vincere con un po' di costanza, senza pretendere di apparire perfetti in una volta sola, allenandosi con una cerchia di amici ristretta che si amplia sempre più, focalizzando l'attenzione solo su una persona tra il pubblico che ci mette a nostro agio e che ci fa sentire in sintonia con tutti.

Timidezza - La persona timida è goffa, perdente, fa scena muta, ha il viso che avvampa, è riservata, riflessiva, dotata di autocontrollo e spesso molto sincera. Quando la timidezza è eccessiva è causa di problemi nella vita sentimentale, professionale e di relazione. Per superarla basta sorridere alle proprie gaffes, non cercare di celare il proprio disagio, ripetersi che non si è inferiori a nessuno, esporre il proprio parere senza riserve, non trasformarsi in soggetti apprensivi.