CRONACA DI UN POMERIGGIO ETNEO: "CATANIA D'A-AMARE", Di Brunella Li Rosi

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Ci sembra di conoscerla bene questa città ma è tanta la ricchezza del suo vissuto, delle sue tradizioni, dei suoi modi di dire, che spunta sempre qualcosa di nuovo. Qualche luogo che non si conosce e che ancora non abbiamo visto. A questo proposito, vorrei raccontarvi quello che mi è capitato domenica scorsa. Santo Privitera, un caro amico, m’invita a vedere uno spettacolo di musiche e recitazione che lui e la sua compagnia daranno in un certo posto. Mi spiega dov’é. Rimango perplessa. Devo andare a cercare un lido, uno dei più antichi di Catania. Mi dice che è proprio attaccato alla Stazione Centrale. Controllo su internet. Ci deve essere qualcosa del genere e il lido in questione è “ lido d’Armisi” Devo confessare che non lo avevo mai sentito nominare prima. Sì, è vero vivo a Lentini che è in provincia di Siracusa ma, considero Catania la mia città. I pochi chilometri che ci separano, resi ancora più veloci dall’autostrada, mi fanno sentire un po’ catanese. È a Catania che vengo a fare compere, per andare al cinema o a teatro o al Bellini oppure al ristorante. Insomma, come catanese d’adozione amo questa città e mi sono impegnata con grande soddisfazione a conoscerla e a girarla anche nei suoi angoli più nascosti. Avrei colto lo stesso l’invito del mio amico Santo Privitera, perché lo conosco bene e so che se fa una cosa, la fa per bene. Ma, stavolta non mi sarei persa per nulla al mondo di andare a trovarlo!

Com’è possibile che esista un lido accanto alla stazione? Sarò passata mille e mille volte da quelle parti e non ci ho fatto caso. E pensare che ho anche fatto il giro della fontana di Plutone e Proserpina per ammirarne da vicino le linee armoniose e l’imponenza!

Alle diciassette in punto, con un colpo magistrale di fortuna riesco a posteggiare proprio nei pressi della Stazione Centrale. Guardo subito nella direzione indicata da Santo. Vedo la grande insegna rossa di un negozio, delle bandiere e più avanti un bar. E il lido, dov’è?

 Mi avvio e con grande sollievo leggo un’insegna vicino alle bandiere che sventolano al vento caldo del pomeriggio, “ LIDO D’ARMISI”. Una freccia indica che devo scendere giù.

Scendo una breve rampa di scale e mi trovo davanti a un lungo tunnel che passa proprio sotto i binari della stazione. Mi fermo a osservare. In fondo il chiarore che solo la “luce” del mare può dare è trascinato verso me da una leggera corrente d’aria carica del profumo del blu e del sole. Percorro tutto il tunnel incrociando i primi catanesi in costume da bagno e con grandi borse colorate gonfie di teli da mare. Ma guarda un po’ il lido c’è davvero! La mia sorpresa e la soddisfazione non sono soltanto perché ho trovato facilmente il posto che cercavo ma per un’altra ragione! Quando sono uscita da quel tunnel sotto i binari della stazione, è come se avessi percorso a ritroso il tempo. Mi sono ritrovata in un lido sugli scogli con gli odori, le forme delle cabine, la gente che gioca a carte, come quando, da bambina con i miei genitori, andavo nei lidi di Catania. Il Lido Spampinato, quello di Ognina e altri di cui non ricordo più il nome.

Vedo le stesse espressioni di allora, serene e soddisfatte, godere di quella meravigliosa scogliera nera separata del resto della città dalle rotaie dei treni.

C’è molta gente ma non c’è disordine. Il lido è ancora come quelli di una volta. Mi rendo conto che certe volte il lusso “del moderno a tutti i costi” ci ha privato della bellezza dell’originale.  Ho cominciato a respirare il sapore di mare senza la plastica e ho ritrovato la Catania vera, quella del suo popolo. Catania che ama la sua città, le sue tradizioni e il suo splendido mare. Catania che sa divertirsi e che gode nel passare le vacanze a un centinaio di metri da casa. Catania che non si lascia sconfiggere dalle mode che propongono modelli di vita che svuotano le tasche di chi le segue senza averne nulla in cambio. Catania che sa cantare e che sa applaudire.

E proprio un applauso scrosciante mi fa accelerare il passo.

Lo spettacolo sta per iniziare. Sotto una grande tettoia, un gruppo di artisti  con fisarmonica mandolino chitarra tamburelli sta per dare il via alla propria esibizione accolto da un folto pubblico, naturalmente in costume da bagno, con l’applauso più sincero che abbia mai ascoltato.

Le scenette in dialetto si alternano ai brani musicali nell’armonia del luogo e della gente che continua ad applaudire.

A fine spettacolo, saluto Santo e lo ringrazio di cuore per avermi invitata.

Ripercorro il tunnel che mi riporterà al tempo presente con malinconia. Mi ritrovo davanti alla grande fontana dello scultore Giulio Moschetti. Riprendo a respirare l’aria carica dell’odore di tubo di scarico delle auto. L’aria del mare, e Catania che ha saputo fermare il tempo, è a breve distanza da me, dall’altra parte del tunnel. Scaccio via la malinconia! Posso sempre ritornare quando voglio! Magari ci passo tutta la giornata e mi tuffo anch’io in quell’acqua azzurra che solo il cielo di Catania sa fare luccicare così!