CONFERENZA: "ALDO GRIENTI: L'UOMO, IL POETA, L'ARTISTA"

  • Stampa

Aldo Grienti: l’uomo, il poeta, l’artista è stato il tema della conferenza svolta al Centro culturale V.Paternò-Tedeschi. Relatori il giornalista Alfio Patti e il poeta Carmelo Furnari. Poco o forse niente sarebbe rimasto di Aldo Grienti(Catania 1926-1987) se la figlia Fosca Laila non avesse raccolto nell’elegante volume dal titolo Dove passa il Simeto, una consistente parte della sua produzione poetica e pittorica. Appena 19 poesie e 10 dipinti, ma sufficienti per comprendere lo spessore letterario e artistico di questo autore colto e aristocratico, come venne definito dalla critica. Poeta dalla personalità complessa e enigmatica, sensibile e anticonformista, Grienti uscì anzitempo dalla scena letteraria. La morte poi lo colse prematuramente. Egli fu tra i protagonisti della stagione che condusse al rinnovamento della poesia siciliana. Poeta in Lingua e in Dialetto, raffinato pittore, collaboratore di giornali e riviste specializzate( fu direttore Di Torcia al Vento e Surgiva), curò tra il 1945 e il 1960 varie rubriche poetiche. Resta famosa l’antologia Poeti siciliani d’oggi( redatta con Carmelo Molino). Intensa fu la sua attività pittorica. Partecipò a mostre collettive Nazionali e Internazionali. Del 1968 è il saggio critico su Francesco Vaccaielli, pittore della solitudine. Sue opere, inoltre, fanno parte di collezioni private in Italia, Francia, Inghilterra e Stati Uniti. Un poeta generazionalmente nuovo lo definisce Alfio Patti. Per comprendere l’importanza di Aldo Grienti-prosegue il relatore- è necessario conoscere il contesto storico letterario in cui operò. In particolare quel decennio 1945-1955 che dopo accesi dibattiti segnò il declino della poesia Dialettale tradizionale. Grienti probabilmente pagò con l’autoisolamento il suo tenace sostegno alla causa del rinnovamento. La rara coerenza filosofica che lo contraddistinse

sia nella poesia che nella pittura ha trovato concordi i critici che si interessarono di lui: Da Paolo Messina a Salvatore Camilleri, da Nicolò D’Agostino a Marco Scalabrino e Salvatore Di Marco. Senza mai fare spettacolarizzazione, si lanciò verso nuove forme di sperimentazioni lessicali. Scrisse in Dialetto e tradusse in Lingua, dimostrando così quanto minimo fosse lo scarto fra i testi originali in siciliano e la loro proiezione in Lingua. Una vera rivoluzione che i poeti tradizionalisti bollarono come pura eresia. Natura, sogno e angoscia di vivere accomunano la trama dei suoi componimenti alle tinte dei suoi paesaggi. Il suo endemico pessimismo con gli anni si acuì; cominciò così la sua fuga dal mondo come traspare dai versi:(…) I giorni cadono/e le mie illusioni/restano impigliate/tra ciglia arruffate d’alberi/ che scappano./ Anch’io scappo./ Scappo da muri stanchi di calce/da case vuote senza ricordi/da vecchie strade mai conosciute./ Scappo da mani false/che mi strinsero e mentirono/da donne che non conobbi/da bimbi tristi che non seppi amare./ Scappo dai libri che non compresi/da solitudini che non ebbi amiche/da quel silenzio di pietra/nell’attesa…/ Scappo dalle mie notti folli.(Cercando celi bianchi). Carmelo Furnari, testimone degli ultimi travagliati giorni del poeta scomparso, lo ha ricordato declamando suggestivi versi tratti dall’unica raccolta finora pubblicata. 

(Nella foto, il poeta Aldo Grienti)