BIOGRAFIE: GIUSEPPE MACRI', IL DRAMMATURGO DELLA "BRIGATA D'ARTE".

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Quarant’anni fa moriva il drammaturgo Giuseppe Macrì, l’autore di “Fiat Voluntas Dei” indiscusso capolavoro del Teatro dialettale siciliano. Nato a Catania nel 1878, già all’età di 14 anni fonda e dirige una Filodrammatica intitolata a Paolo Giacometti, il noto autore del dramma “Morte Civile”. La sua prima commedia “Notti di Natali” scritta in versi, reca la data del 1921. Con i suoi 22 lavori realizzati, alcuni dei quali rimasti inediti, Macrì ha attraversato la prima metà del ‘900 rimanendo tra i protagonisti di una stagione che vide nascere, crescere e tramontare l’epoca aurea del teatro popolare siciliano dei Martoglio, Pirandello, Capuana, Musco, Grasso. Anche se la sua fama rimane circoscritta al solo “Fiat Voluntas Dei”, a Macrì va dato il merito di avere offerto un contributo notevole all’organizzazione delle Filodrammatiche nel territorio. Fonda e dirige il “Circolo Artistico(dal 1923 “Brigata d’Arte”)autentico vivaio di artisti. Di questa formazione che operò al Teatro Comunale(ribattezzato Coppola) fino alla sua distruzione causata nel ’43 da eventi bellici, fecero parte nomi altisonanti come Antonio Russo Giusti, Turi Pandolfini, Giovanni Grasso Jr., Virginia Balistrieri, Tommaso Marcellini, Michele Abruzzo e, tra i commediografi, Orazio Motta Tornabene. Al drammaturgo catanese

un po’ trascurato appartengono opere che nel decennio 1920-30 incontrarono i favori della critica: “Cicaledda”, “E semu ccà”, furono tra queste. I personaggi che popolano le commedie del Macrì, si muovono quasi tutti in un contesto sociale che oscilla tra il comico e il drammatico. La semplicità delle trame, la scorrevolezza del dialetto tipicamente catanese infarcito di detti e proverbi, il culto del focolare domestico debitamente sfrondato da tutti quegli elementi veristici già a quel tempo abbondantemente trattati, ha certamente influito al successo dei suoi lavori. Il rapporto con Musco non fu sempre idilliaco. Nel 1926, non accettando le variazioni apportate al testo, Macrì impedì drasticamente al comico catanese di rappresentare al Teatro Biondo di Palermo una sua commedia: “’U riugghiu”. Nel dopoguerra la sua attività si affievolisce notevolmente. Scrive senza molto successo altri lavori. Gli eventi luttuosi che colpiranno la sua famiglia( la morte della figlia Elvira e della moglie Clotilde) lo segneranno profondamente. Sorprendentemente svilupperà una forte riluttanza verso ogni forma di divulgazione. In una lettera manoscritta indirizzata alla nipote Nikita e riferita al dramma in Lingua italiana “La prova”, scrive: “ho la strana convinzione che li tradirei(i personaggi) se dessi in pascolo alle maldicenze di un pubblico, le loro colpe, le loro passioni, i loro amori, i loro desideri(…)”. Alla sua morte, la figlia Agatina troverà un manoscritto tenuto nascosto, zeppo di appunti, riflessioni e versi in dialetto siciliano.

Nella foto, un'antica locandina del "Fiat Voluntas Dei" interpretato dal grande Angelo Musco. 

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