LE BIOGRAFIE: "Sebastiano Munzone, il poeta riscoperto"

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“Poeta dalle straordinarie capacità di giudizio critico”, così il noto sicilianista Salvatore Camilleri(nella foto accanto)  definisce Sebastiano Munzone nel corso di una conferenza svolta per il centro culturale “Vincenzo Paternò-Tedeschi”. Sebastiano Munzone nel panorama della poesia in Lingua italiana è quasi uno sconosciuto. Eppure il filosofo Benedetto Croce ebbe a lodare i suoi versi “assai limpidi e gentili, molto diversi da quelli che ora porta la moda”. Era in 1930.  Una sua poesia scritta in giovane età, “Eliogabalo” piacque molto perfino a Giovanni Pascoli. Figlio di antica famiglia di armatori catanesi, Sebastiano curò poco i suoi interessi economici. Al contrario, preferì la scrittura. Suoi lettori furono Verga, Rapisardi, De Roberto, Rosso di San Secondo, Martoglio, Villaroel e molti altri personaggi che costellarono la galassia letteraria catanese del primo ventennio del ‘900.  Pubblicò a Catania la Rivista “Unica”, apprezzata da Giovanni Verga proprio per “il coraggio del suo editore”, alla quale collaborarono anche Croce, Pirandello e Tèrèsah( amante di F.T. Marinetti; con la quale, pare, lo stesso Munzone visse un breve ma intenso idillio). Nel 1913 manda alle stampe la sua unica silloge poetica: “Ombre di Vele”. Seguirà un’antologia poetica di oltre 200 pagine, all’interno della quale figurano anche diverse poesie di Luigi Pirandello. Intensissima fu la sua attività pubblicistica svolta per “Il piccolo di Trieste” e “Il Giornale d’Italia”. Articoli di critica letteraria siciliana redatti in massima parte sotto lo pseudonimo di “Merula” (merlo). Nel 1925 scrive un articolo coraggioso, per quei tempi, in difesa dei poeti dialettali siciliani perchè per lui “Il dialetto non è una lingua incapace”. La difesa della lingua siciliana da parte sua durò a oltranza se è vero com’è vero che 1941-lo afferma Camilleri che lo conobbe di persona-appoggiò pienamente il tentativo intrapreso da un gruppo di giovani letterati di rinnovare dall’interno la poesia siciliana. L’anziano oratore cita un episodio alquanto curioso. “Eravamo andati insieme in una biblioteca catanese-racconta; Munzone chiese di consultare il proprio libro di poesie. Quando l’ebbe tra le mani, di nascosto strappò due pagine e le conservò nella tasca dei pantaloni”. Munzone(ritratto nella foto accanto) si sposò con una maestra che- a detta dello stesso Camilleri-non avrebbe avuto molta cura degli scritti del marito. Il nome di questo poeta catanese è tornato recentemente alla ribalta grazie al casuale rinvenimento di una cassa con i suoi scritti ritenuti perduti durante la guerra.