La musica: il linguaggio dell'anima

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 Perché un giovane, nell’era della tecnologia, delle mode, della “materialità”,del consumismo,del progresso dovrebbe accostarsi al canto? Un’arte così “pura”,“spirituale”,”intima”. Perché un ragazzo di oggi dovrebbe dedicare tempo e impiegare le sue energie nello studio della musica?

 

 

Analizziamo innanzitutto le motivazioni puramente scientifiche. Importanti studi e ricerche hanno dimostrato che suonare uno strumento musicale qualsiasi, aumenta l’intelligenza, sviluppa le potenzialita’ del cervello umano, influenza la personalità dell’individuo,“apre la mente”. A Berlino studi approfonditi e mirati,condotti per ben anni nelle scuole elementari, hanno dimostrato come lo studio di un qualsiasi strumento aumenti in maniera impressionante il quoziente intellettivo dei bambini inoltre, recenti studi di neurologia, hanno evidenziato come l’ascoltare o il “fare” musica sviluppino lo scambio di informazioni tra i due emisferi del cervello. Qualsiasi brano musicale consta di una melodia e di un preciso ritmo. La melodia viene processata all’interno del nostro emisfero destr,il ritmo, invece, viene elaborato in quello sinistro. Durante l’esecuzione di un brano musicale pertanto entrambi gli emisferi celebrali lavorano, venendo attivati e sollecitati in modo molto bilanciato. La ricerca ha portato alla conclusione che i musicisti hanno migliori connessioni tra i due emisferi grazie all’intenso e totale coinvolgimento nella musica, condotto negli anni. Suonare uno strumento musicale è un’attività molto impegnativa e alquanto complicata. Ogni brano, anche il più semplice ed elementare tecnicamente, richiede un attivo coinvolgimento intellettuale, delle abilità motorie specifiche e notevoli, un interessamento emotivo, una particolare coordinazione delle mani e delle dita sulle corde,sui tasti. Citiamo anche la memoria, l’immaginazione, la lettura delle note, un vero e proprio alfabeto a se stante,l’elaborazione sincronica di informazioni diverse ( le note,il ritmo, il tempo, la dinamica..).

 

Nessun’altra attività coinvolge tutti questi elementi. La musica anche per i filosofi riveste un posto di straordinaria preminenza. Essa apre le porte di un regno nuovo, “eleva” l’uomo, lo innalza verso il cielo,lo purifica, attuando su chi la ascolta una sorta di “catarsi” (come sosteneva Aristotele) permettendo di cogliere l’Assoluto, la pura e reale essenza delle cose. “Fra le arti, la musica ha un posto rilevante,essa non deve mirare al divertimento ma a formare armoniosamente la personalità dei futuri cittadini temprandone le passioni”(Platone). Il musicista deve avere come elementi base: la sensibilità, la capacità di guardarsi dentro,la concentrazione,il senso di responsabilità,l’amore e la passione per cio’ che affronta , l’impavidità, l’amore per gli altri, il voler comunicare ed aprirsi al mondo.  “Tre cose sono necessarie per un buon pianista: la testa, il cuore, le dita” (W.A.Mozart). Parliamo adesso dell’importanza della musica a livello emotivo. Essa, così come il canto, riesce a dare voce ai moti impercettibili e silenziosi dell’anima  ancora inesplorati, liberandola dal peso dei condizionamenti esterni. Si raggiungono spazi sconosciuti e illimitati, dimensioni atemporali. Il musicista e la musica vivono in un regno tutto loro, dove cio’ che è banale tace e dove domina la forza del sentimento. Come  affermava il Grande Maestro L.Van Beethoven “Solo chi penetra il senso della musica potrà liberarsi dalle miserie in cui si trascinano gli altri uomini”. La musica riesce a sfiorare, con la sua grazia e delicatezza, note che solo l’anima riesce a cogliere. Molti la considerano addirittura una medicina, una cura “omeopatica”, come mezzo per consolare, evadere, superare il dolore, estraniarsi, curare (citiamo le proprietà curative del suono e la Musicoterapia). A tal proposito ricordiamo il celebre libro autobiografico “Il Pianista”, del noto musicista ebreo polacco Wladyslaw Szpilman, che racconta gli orrori subiti durante le persecuzioni naziste della Seconda Guerra Mondiale. Il libro narra la  straordinaria storia di un sopravvissuto. Di come la forza della musica riescono a riportarlo “in vita”. E’ la musica, il pianoforte e la sua grandissima passione a dargli la forza di lottare,credere, sperare e riuscire a vincere la distruzione totale. Nel 2002 il grande regista Roman Polanskji, ispirandosi a questo romanzo,  ne ha realizzato una toccante versione cinematografica. Proiettata in tutto il mondo ha ottenuto ovunque larghi consensi e un notevole successo. Questo articolo non si pone come propaganda per convincere a studiare la musica. In realtà tutti questi motivi non bastano per spingere un individuo a dedicare la sua intera vita alla “divinità delle arti”. L’unico ingrediente necessario è l’amore per la musica, la devozione e la pura e irrefrenabile passione per quest’ultima. La voglia di introspezione, di guardarsi con gli occhi rivolti verso l’interno, di scoprire il mondo immenso e stupendo che coesiste dentro ognuno di noi. Per  portarlo fuori, condividerlo con gli altri, raccontarlo e farlo vivere. La musica deve essere la nostra guida, un’amica, una fedele compagna di vita. Che non ci tradirà, ne abbandonerà mai!

 

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