'A CHIAZZA 'I MOTTU

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Non c’era bisogno di prendere la macchina; a piedi o in carrozza, prima che col filobus, ci si arrivava lo stesso con comodità. E’ di piazza Mazzini che stiamo parlando:  la famosa “Chiazza ‘i mottu”. Era il cuore pulsante della tradizione fieristica legata ai defunti. Attraversata dall’attuale Via V. Emanuele, passando ppi l’Arcu ‘o Futtinu(porta Garibaldi), il cimitero è a un tiro di schioppo. Questa piazza ricca di storia, antico salotto catanese dalla suggestiva quinta scenografica, fino ai primi anni ‘60 dello scorso secolo ospitò la grande fiera di giocattoli destinata a fare felici i bambini. Una piccola città dei balocchi, posta all’interno di una città che aspirava a diventare Metropoli. Bambole di pezza, carrettini di legno, palle di stoffa, cavalli a dondolo, strumenti musicali in plastica e le “moderne” macchinette da corsa in acciaio, facevano bella mostra di sé. Senza contare i frutti di stagione esposti nelle botteghe de “Cosa ruciàra”: Dalle castagne caliate a quelle(durissime) napoletane; fino alle gustosissime “‘nzudde”(dal nome delle suore vincenziane che per primi li realizzarono). Non potevano mancare l’ ossa i’ mottu, la frutta martorana e ‘i “Ram’i’ napuli. “CCu tutti sti cosi esposti, ci vulissi ‘u pottafogghiu a mantici” sentenziavano i visitatori. Alla banniata dei venditori faceva da contrappunto

il pianto dei piccoli ai quali nulla sul momento veniva regalato in quanto c’avrebbero pensato, durante la notte, loro: i morti. Ai bambini più poveri, un fico secco poteva persino bastare per farli felici. La storia di questa piazza e legata all’attività commerciale della nostra città. Una delle porte d’accesso principali(lato Sud-Ovest), la porta cosiddetta della Decima si trovava a poca distanza. Garantiva il flusso commerciale da e per Siracusa.Originariamente si chiamò “Piano delle erbe”; successivamente assunse il toponimo di Piazza San Filippo(dalla vicina chiesa dei P.P.Filippini) prima dell’attuale denominazione. Architettonicamente e’da considerare tra le piazze più belle d’Italia. Il colonnato che sorregge circolarmente nei quattro lati le terrazze dei palazzi nobiliari, fu interamente ricavato dal vicino teatro Greco. Anticamente era bella a vedersi, ma in quanto a igiene lasciava a desiderare. Essendo un luogo mercatale, gli allevatori portavano il loro bestiame da macellare nelle circostanti carnazzerie. Cavalli, pecore e quant’altro, le conferivano un aspetto non certo consono al raffinato arredo urbano posseduto. La presenza dei suini,poi,era insopportabile. Appestavano l’aria e scavavano per terra in continuazione nel tentativo di trovare cibo. Quando pioveva, diventava una palude mefitica. Per tale motivo, nel 1818, un ordinanza patrizia lasciò mano libera ai cacciatori di abbattere qualsiasi preda animale capitasse loro a tiro in quella zona. Il documento stabiliva che il capo di bestiame ucciso: per metà poteva essere trattenuto a sé; l’altra, invece, doveva essere consegnata all’autorità cittadina. Un compenso niente male. Gli effetti furono quelli sperati e le cattive abitudini cessarono nel breve volgere di pochissimi mesi. Restituita al giusto decoro, col trascorrere del tempo attorno alla piazza cambiò la tipologia commerciale. La sua trasformazione accolse l’esposizione artigianale. La Fiera dei morti vi si svolse per svariati decenni prima del trasferimento in Piazza Vittorio Emanuele(per i catanesi, Piazza Umberto). Negli anni ’80 dello scorso secolo ospitò il primo mercatino delle pulci che fu però sloggiato appena l’insediamento degli abusivi si fece selvaggio.

 

Nella foto, Piazza Mazzini( 'A chiazza 'i mottu)