I MONUMENTI "SEXY" A CATANIA E DINTORNI

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Negli anni 80, allorchè vennero alla luce i Bronzi di Riace, al momento della loro esposizione, oltre a parlare della loro forma perfetta, si eccepì sulla dimensione dei genitali. Troppo piccoli rispetto alla stazza delle statue. In verità non furono i critici a parlarne, ma la gente comune. Un fiume di persone proveniente da tutto il mondo, osservò estasiata quelle forme umane perfette, non senza  restare stupiti però (molti con evidente disappunto) di fronte all’evidente anomalia.

“Sarà stata l’erosione verificatasi nelle profondità marine: che volete-sentenziò una turista-dopo circa duemila anni di Permanenza lì sotto, non poteva essere diversamente”. “Mannò- rispose accomodante un’altra della stessa comitiva: è che lo scultore  c’arrivò preciso preciso col materiale”. Che delusione. Io penso, invece, che se “il materiale” fosse avanzato, i bronzi, almeno di qualche “accorgimento”, non sarebbero stati manco esposti al pubblico. A parlare erano soprattutto le donne, ma anche molti uomini.
Di opere giudicate troppo “spinte”, in tutto il mondo ne possiamo ammirare a migliaia. Molti di questi, addirittura, ancora oggi suscitano imbarazzo al punto tale da essere “coperte” proprio nelle loro nudità. Chissà cosa penserebbero di ciò, se fossero ancora in vita, gli autori. Per non farla troppo lunga e per non andare troppo lontano dal circondario, parliamo di casa nostra. Oggetto di attenzione sono stati gli animali e, in qualche caso, anche monumenti dalle forme alquanto strane. Di animali si parla nella nostra città, in quanto un pachiderma ne è il simbolo. Il nostro “Liotru” sotto l’aspetto anatomico-sessuale è consistente: basta guardare attentamente. Usare la proboscide come metafora? E quella è una caratteristica che fa parte della “liscìa” tipica del Catanese. Nulla di scandaloso. In passato, gli universitari, durante la festa della matricola, simbolicamente ripulivano la parte sottostante dell’illustre pachiderma: anche quella fu una trovata goliardica consegnata ormai alla storia.

Ai nostri tempi, oggetto di polemica è risultato “Lo stallone morente”, pregiata opera dell’artista linguaglossese  Francesco Messina. Lo stallone, presumiamo, concepito in quella posizione, non poteva essere scolpito in modo diverso; anche perchè Messina, scultore di successo, amava la giusta libertà e le dovute proporzioni. Quest’opera, dal Castello Ursino, dove si trovava precedentemente, venne “collocata” a piazza Vittorio Emanuele(dove attualmente si trova). E’ qui che qualche anno addietro il povero cavallo ha rischiato i connotati. Catania, la città del “Gallismo” non poteva non ironizzare sulla “Cascata do cavaddu” (la caduta del cavallo); e di storielle simili più o meno inventate, ne sono fiorite eccome. “Mamma!? Cos’è quella cosa!?” chiese incuriosita una bambina puntando l’indice proprio lì; “Boh!”, risponde con aria apparentemente disinteressata la Donna. “Impossibile! “  ribatte impettita la piccola birbona:  “ è come quella di papà”. E la mamma con un sorrisetto: “Magariii!”
Ma si racconta anche di quei due ragazzi che, durante la festa di S.Agata, per sfuggire alla calca asfissiante della folla, saliti sul basamento dell’opera, si sentono apostrofare da una voce anonima: “Carusi, attenti…non ci rumpiti a minchia ‘o cavaddu!! “ Famosa e vera, invece, quella riferita al  passaggio della processione della Madonna del Carmine, allorquando un solerte impiegato alla manutenzione del Comune di Catania, rischiando di rovinare la scultura, ne fece arbitrariamente occultare le parti intime mediante un coperchio in lamierino. Le mutande al cavallo? Mizzica!!! Manco nel Medio Evo. L’indignazione fu tanta. Ma l’autore del gesto, non venne colto subito in fallo. Venne smascherato solo dopo una campagna stampa martellante. Il Povero impiegato bigotto, per non rischiare il posto di lavoro, dopo la bravata fu costretto a scusarsi  pubblicamente. E’ stato, il suo, uno scivolone per il cavallo e non...dal cavallo.

E che dire del monumento fatto collocare alcuni anni addietro sul Lungomare di Acicastello?  Questa poi…! La forma vorrà esprimere certamente qualcosa di diverso da quello che realmente appare a primo acchito. Non tutti gli uomini, per così dire, hanno la mente “bacata” da pensare, come qualcuno sostiene, sempre a una “cosa”. Fatto sta che questa scultura somiglia parecchio a ciò che è meglio non pronunciare. Un monumento alle esplicite nudità della  donna? Può darsi, Esplicite? Di più, di più ancora. I commenti di chi osserva attentamente questo blocco stilizzato di lava, si sprecano e sono persino immaginabili. Siihh!!! Censura. E che siamo tutti critici  d’arte!!?? Freud avrebbe avuto di che analizzare. Speriamo soltanto che a qualcuno un giorno o l’altro non passi per la testa di appioppargli un paio di mutande. In tal caso non basterebbero le pubbliche scuse: Non si priva la gente, di godère simili spettacoli.
“Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”. Tutto sommato, questi monumenti, che piacciano o no, in qualche modo sono stati oggetto di discussione. Che si parli delle proprie opere,  non è il desiderio di ogni autore?


                                                                            

 

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