ANTICHI TOPONIMI CATANESI

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Un’altra città era la Catania di una volta. E non soltanto perché nei secoli si è estesa in tutte le direzioni, ma per la sua “duttilità” urbanistica. Dal Camastra al Vaccarini; Dall’Ittar al Gentile Cusa; dal Fichera al Lanzerotti, Catania potè vantare i migliori architetti presenti sulla piazza. Non è un caso se la città di Adelaide, in Australia, sia stata costruita ricalcando proprio il suo modello. “Melior de cinere surgo”(risorgo sempre migliore dalle mie ceneri) è un motto latino linguisticamente ormai comune ai catanesi. Perfino “abusato” se consideriamo che è stato riesumato con le ultime vicende legate al calcio Catania. Calamità naturali a parte, la mano dell’uomo, nel bene o nel male, ha avuto la sua dose di responsabilità. “Ma Catania era chista, na vota?” È la domanda ricorrente che ogni buon cittadino si pone allorquando scopre qualcosa di nuovo che prima non conosceva. Il raffronto tra le varie epoche emerge dalle curiosità toponomastiche. Impossibile citarle tutte ma ne ricordiamo appena qualcuna. Quasi tutto il Centro storico era un “Pianoro” che dalla “Platea magna” o “piano di Sant’Agata” attuale piazza Duomo, si estendeva, passando per il “piano degli Studi”, fino alla “Porta di Aci”. La strada di collegamento era la “via della Luminaria” poi “Stesicorea” prima di diventare “via Etnea”. “Dritta come un dardo da piazza Duomo al Tondo”- scriveva negli anni ‘30 lo sceneggiatore Leo Mezzadri-“lungo le pendici sale una delle più belle strade al mondo”. Rivangando tra le vecchie denominazioni scomparse delle strade cittadine, incontriamo “ ‘U chianu ‘I Sanfilippu( piazza Mazzini); ‘U chianu ‘i Nicosia( San Berillo); “ ‘U chianu ‘de minzogni”( piazza Palestro); “Piazza dei cereali”( San Francesco all’Immacolata); “Vico delle fosse”( v. Sant’Euplio); “ ‘U chianu ‘i malati” (piazza Bovio); “ ‘U chianu ‘i l’ovvi”(piazza Sciuti); “Via fossa dell’arancio”( via M.R.Imbriani); “Piazza del Campanaro( piazza San Placido); “Via degli Archi”( v.Antonino Longo); “Piazza dei Solichianeddi”(piazza San Francesco di Paola); “Chianu ‘i Novaluci”( piazza Teatro Massimo). Di quest’ultima contrada ricordiamo una famosa poesia dI Nino Martoglio scritta per una ragazza della quale si era invaghito. Di lei si conosce solo il cognome: Fragalà. “Sutta lu Ponti, attàgghiu Novaluci/a manu ‘ritta, quasi a’ cantunera…/ ci sta ‘na picciuttedda custurera,/ figghia di l’arma mia, chi cosa duci!(…)( ‘A custurera). Il ponte al quale il poeta Belpassese si riferiva, esisteva davvero. Visto il notevole dislivello, serviva per l’attraversamento tra piazza Teatro Massimo e v. Lincoln ( via Di Sangiuliano). Una città sempre viva che “ ammuttuni o ‘a ruzzuluni”, ha saputo cambiare pelle cercando di stare al passo con i tempi come meglio ha potuto. Oggi il completo recupero del monastero benedettino è un stupenda realtà. E la sua chiesa? Quella che una volta veniva considerata “la chiesa della caserma” oggi sta per diventare un luogo museale di tutto rispetto. Manca ancora un vero progetto in proposito, ma la via sembra ormai tracciata. Essa è tra le più grandi dell’Isola, testimone silente di un glorioso passato in chiaro-scuro. Lo stesso possiamo dire per l’ex convento di San Placido, ribattezzato “Palazzo della cultura” aperto a tutte quelle realtà che esaltano l’arte in tutte le sue forme. C’è tanto ancora da fare. Gli antichi palazzi restaurati che vengono restituiti al pubblico, rappresentano una grande conquista per una città che aspira a diventare una metropoli moderna. Giorni fa la notizia del finanziamento di un progetto che prevede il restauro dell’ex convento di Sant’Agata alla Badia, in via S.M.del Rosario. Un tempo, tutta quella zona, da est a ovest faceva parte del “piano dei Trixscini(Barbieri). Siamo nel cuore della città. Diventerà un Polo socio-turistico. Ci voleva. La struttura veniva da anni utilizzata impropriamente. Negli anni ’50 fu sede del Corriere di Sicilia prima che de La Sicilia e dell’Espresso Sera. In questo pionieristico giornale si sono formate le migliori eccellenze professionali dell’epoca. Particolari ricordi sono stati raccolti in un libro pubblicato agli inizi di questo secolo dal compianto giornalista e scrittore Aldo Motta. Già, via S.M. Del Rosario. Così in uno dei suoi numerosi articoli redatti dal nostro Enzo Trantino: “ Scrivendo senza pretese in aereo o in attesa di sentenze ho reso un servizio alla mia vita prima che al giornale: mi sono rivisitato incontrando uomini non fantasmi. Ed ho provato l’intensa emozione di sentirmi di nuovo abitante di quella leggendaria via della mia giovinezza”(..). (Quelli di v. S.M. del Rosario).

 

Nella foto, Vico delle Fosse( oggi v.Sant'Euplio)

Articolo pubblicato su la sicilia dell'1.05.2021